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    <title>Prottjus</title>
    <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/index.php</link>
    <description><![CDATA[]]></description>
    <language>en</language>
    <pubDate>Wed, 01 Aug 2007 11:13:26 -0500</pubDate>
    <lastBuildDate>Wed, 01 Aug 2007 11:13:26 -0500</lastBuildDate>
    <category>Prottjus</category>
    <generator>Phorum 5.1.20</generator>
    <ttl>600</ttl>
    <item>
      <title>[Domesticazione: un percorso complesso] i gatti</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?3,15,15#msg-15</link>
      <author>francy71</author>
      <description><![CDATA[i gatti sono bellissimi]]></description>
      <category>Domesticazione: un percorso complesso</category>
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      <pubDate>Wed, 01 Aug 2007 11:13:26 -0500</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Domesticazione: un percorso complesso] Re: Sfruttamento o incontro?</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?3,3,14#msg-14</link>
      <author>francy71</author>
      <description><![CDATA[protty Ha scritto:
-------------------------------------------------------
&gt; Un ottimo spunto di discussione ? nato nel forum
&gt; generalista, il rapporto fra addomesticamento,
&gt; libert?, immaginario umano e i conigli. A monte di
&gt; qualsiasi discorso, sta un fatto oggettivo: le
&gt; variet? addomesticate e selezionate in base alla
&gt; pelliccia e alla qualit? della carne, e le variet?
&gt; &quot;nane&quot; da compagnia derivano tutte dal coniglio
&gt; selvatico europeo. Il processo che ha generato le
&gt; variet? alimentari ha una storia di secoli, quello
&gt; che ha generato le variet? d'affezione ha una
&gt; storia di decenni. Le variet? nane, essendo il
&gt; frutto di selezioni recenti, presentano le stesse
&gt; esigenze e caratteristiche dell'Oryctolagus
&gt; cuniculus, anche sul piano del comportamento. Qui
&gt; il processo di addomesticamento ? appena iniziato.
&gt; Diversi gli obiettivi della manipolazione del
&gt; selvatico, diversi gli esiti: il coniglio
&gt; domestico allevato da secoli a fini alimentari e
&gt; per la pelliccia ? di taglia maggiore, con
&gt; modificazione inoltre nel colore e nel pellame,
&gt; con aumentata lunghezza delle orecchie; il
&gt; coniglio da compagnia ? di dimensioni ridotte
&gt; rispetto al selvatico, e presenta accentuati i
&gt; caratteri neotenici, la forma giovanile, che
&gt; induce la cura della prole nei mammiferi: occhi
&gt; grandi, forme tondeggianti. I due percorsi,
&gt; distinti nell'esito e nei tempi, sono finalizzati
&gt; a suscitare comportamenti alimentari e
&gt; comportamenti di cura della prole. Viene da
&gt; chiedersi perch? solo in tempi recenti il coniglio
&gt; non venga considerato solo come preda o cibo, ma
&gt; un amico, un interlocutore, un aiuto. Se
&gt; l'addomesticamento fa riflettere intorno alla
&gt; legittimit? della manipolazione a fini diversi,
&gt; sempre riconducibili in fondo a un egoismo umano,
&gt; pu? essere anche pensato a partire da una idea
&gt; della nostra specie come non isolata,
&gt; profondamente vocata a costruire rapporti con
&gt; altre specie, in grado di edificare ponti
&gt; referenziali con l'alterit?. Ma si deve fare i
&gt; conti con la deprivazione della libert?, della
&gt; selvatichezza originaria dell'addomesticato, e in
&gt; particolare sorprende come facilmente si
&gt; dimentichi che il coniglio da compagnia non ?
&gt; addomesticato, se non in una forma appena
&gt; iniziale, ma solo selezionato morfologicamente e
&gt; in tempi recenti, rimpicciolito, reso pi? tondo e
&gt; aggraziato, pi? adatto a suscitare le attenzioni e
&gt; le cure, protratte per tutta la vita, a tenerlo
&gt; sempre cucciolo. Come ho gi? detto, l'etogramma
&gt; del coniglio da compagnia ? pressoch? identico a
&gt; quello del coniglio selvatico. Non ? cos? per le
&gt; variet? con secoli di addomesticamento alle
&gt; spalle, dagli istinti spenti, limitate
&gt; nell'agilit? e nelle caratteristiche fisiologiche,
&gt; ormai inadatte alla vita libera in natura. Per
&gt; questo ? fondamentale sapere chi ? il coniglio
&gt; selvatico europeo, conoscere le sue esigenze
&gt; primarie di comportamento, conoscere la storia
&gt; dell'individuo e della specie, e il contesto in
&gt; cui la relazione si sviluppa, perch? l'uomo e il
&gt; coniglio possano adattarsi reciprocamente. In
&gt; questo modo, la relazione con l'animale insegna ad
&gt; apprendere la cultura della diversit?, pu?
&gt; aiutarci a conoscere chi abbiamo incontrato. Ci
&gt; sono aspetti di estensione dell'esperienza che un
&gt; animale - in un rapporto rispettoso della sua
&gt; alterit? e delle sue esigenze - esperimenta nel
&gt; prolungamento del periodo di dipendenza infantile,
&gt; legami inter e intraspecifici che in natura non
&gt; conosce. Gli stessi legami di coppia che si
&gt; attuano in cattivit? non esistono in natura. Il
&gt; rapporto con l'uomo - se impostato in modo
&gt; paritario nel rispetto dei bisogni dell'animale,
&gt; imparando ad ascoltare chi ? diverso, cercando
&gt; standard comunicativi per capirsi e prevedersi -
&gt; pu? non essere solo deprivativo, pu? fare del
&gt; coniglio un interlocutore e allargare il dialogo
&gt; verso destinazioni imprevedibili. Il valore della
&gt; relazione si gioca nell'accettazione delle
&gt; differenze, nel rispetto per la diversit? e nella
&gt; sua comprensione, nell'attenzione per le esigenze
&gt; del coniglio, che nelle variet? recenti da casa
&gt; sono le stesse del selvatico. Capire come vede il
&gt; mondo il coniglio, come lo vive, come vi opera, ci
&gt; pu? consentire di superare i nostri
&gt; autoriferimenti proiettivi, la nostra solitudine
&gt; di specie. Per approfondire e stimolare la
&gt; discussione, indico due testi: il capitolo quarto
&gt; &quot;Conigli domestici&quot; delle &quot;Variazioni delle piante
&gt; e degli animali sotto domesticazione&quot; (1868), di
&gt; Darwin,
&gt; http://pages.britishlibrary.net/charles.darwin/tex
&gt; ts/variation/variation04.html, e &quot;La fabbrica
&gt; delle chimere - biotecnologie applicate agli
&gt; animali&quot;, di Roberto Marchesini.]]></description>
      <category>Domesticazione: un percorso complesso</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?3,3,14#msg-14</guid>
      <pubDate>Wed, 01 Aug 2007 11:11:13 -0500</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Domesticazione: un percorso complesso] Re: Sfruttamento o incontro?</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?3,3,13#msg-13</link>
      <author>francy71</author>
      <description><![CDATA[ciao]]></description>
      <category>Domesticazione: un percorso complesso</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?3,3,13#msg-13</guid>
      <pubDate>Wed, 01 Aug 2007 11:10:59 -0500</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Conigli e Yoga] il gatto</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?2,12,12#msg-12</link>
      <author>francy71</author>
      <description><![CDATA[Il gatto ? un animale molto affascinante]]></description>
      <category>Conigli e Yoga</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?2,12,12#msg-12</guid>
      <pubDate>Wed, 01 Aug 2007 10:25:53 -0500</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Conigli e Yoga] Re: Conigli e yoga</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?2,2,11#msg-11</link>
      <author>francy71</author>
      <description><![CDATA[ciao]]></description>
      <category>Conigli e Yoga</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?2,2,11#msg-11</guid>
      <pubDate>Wed, 01 Aug 2007 10:24:31 -0500</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Conigli e Yoga] Re: Conigli e yoga</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?2,2,10#msg-10</link>
      <author>Elisabetta</author>
      <description><![CDATA[barbara il tuo modo di scrivere ? semplicemente rilassante e cattura l'attenzione a tal punto che viene voglia di leggere ancora e poi ancora... e rimane un po' di dispiacere quando si termina di leggere. Sei proprio colta.
Complimenti.
Elisabetta]]></description>
      <category>Conigli e Yoga</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?2,2,10#msg-10</guid>
      <pubDate>Wed, 05 Apr 2006 07:11:37 -0500</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Il rapporto uomo-coniglio] Re: I conigli e Freud</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?4,5,9#msg-9</link>
      <author>Melisso</author>
      <description><![CDATA[In effetti, Protty, la questione del rapporto tra conscio e inconscio dei nostri adorati animaletti appare molto suggestiva. Non ho che una superficiale infarinatura di psicanalisi, per non parlare dell'etologia, dunque mi viene da chiedere: cosa intendiamo per &quot;super-io&quot; in un animale da compagnia, e in particolare in un coniglietto? Il fatto che normalmente i conigli vengano accolti nelle nostre case appena svezzati mi fa pensare che l'assieme delle prescrizioni normative provengano prevalentemente dall'educazione che noi impartiamo loro. Si pu? dubitare che i conigli riconoscano appunto un sistema normativo, ma io ripenso allora al sorprendente comportamento del mio Melisso, coniglietto matricolato, quando faceva una marachella: si voltava a guardarmi (con un'espressione che io almeno interpretavo come furbetta e provocatoria) ancor prima che lo sgridassi: qual era in quel caso la relazione tra imprinting, educazione e super-io? e che rapporto si stabilisce per un animale domestico tra tab? e proibizione umana?C'? poi un tab? tristemente noto a tutti gli amanti degli animali: quello della morte, che induce spesso le bestiole a nascondersi quando soffrono, anche da coloro in cui hanno totale fiducia. Ma questo istinto evidentemente non deriva dall'educazione da noi impartita: fa allora parte dell'es?Tu ipotizzi che l'es lapinico sia pi? fortemente influenzato dall'io del padrone. Anche a questo proposito una piccola osservazione domestica banalissima: i miei coniglietti Parmenide e Melisso, entrambi forzosamente scapoli, non hanno mai degnato di corteggiamento nient'altro che i miei piedi e le mie ciabatte, anche quando - tra gli umani - potevano scegliere... ed ? l'io o l'es conigliesco che induce i nostri pelosetti a ignorarci offesi quando si sentono da noi abbandonati o trascurati?E' ovvio che questo discorso non ha alcuna presunzione psicanalitica - se il dott. Ottavio lo leggesse, anzi, me ne scuso -; si riduce solo all'umile (e affettuosa) constatazione della ricchezza psicologica di quelle creature che gli aridi e i superficialmente scettici considerano a un'unica dimensione, quella del genericamente definito &quot;istinto&quot;. gaudeat cuniculorum genus!]]></description>
      <category>Il rapporto uomo-coniglio</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?4,5,9#msg-9</guid>
      <pubDate>Sat, 01 Apr 2006 07:18:57 -0600</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Il rapporto uomo-coniglio] Re: I conigli e Freud</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?4,5,8#msg-8</link>
      <author>Manuela</author>
      <description><![CDATA[Io non sono provvista di tanta cultura in termini di psicologia sia umana ed animale, per? mi piacerebbe moltissimo capirli di pi?.Io ho un cavallo (che ovviamente vive fuori citt?) una coniglietta in casa cresciuta con un cagnone(dai miei genitori) che per? ha sempre manifestato gelosia nei suoi confronti ed una cagnolina ultima arrivata in casa anch'essa. Adesso ? la coniglietta che sembra essere gelosa della cagnolina, manifestando la gelosia con + aggressivit? nei nostri confronti.Sono 3 animali questi molto diversi fra loro, forse il comportamento del coniglio ? + avvicinabile a quello del cavallo, in quanto prede entrambe.E' sicuramente + difficile del cane educarla, come intendiamo noi l'educazione, quello che vorremmo capire sia io che il mio convivente ? il loro linguaggio, cosa pensano, perch? noi gli imponiamo di capire ed obbedire al nostro mentre noi di loro non sappiamo nulla, cosa sognano, cosa pensano di noi, se ? vero che si sentono soli, io a volte quando ero a casa dei miei genitori provavo a mettermi nei panni della coniglietta, lo credo che ? cresciuta con un carattere difficile, lei piccola preda in mezzo a ben 5 predatori di cui 4 della peggior specie quella umana.Vorrei solo capirli di + credo che abbiamo tanto da imparare da loro.]]></description>
      <category>Il rapporto uomo-coniglio</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?4,5,8#msg-8</guid>
      <pubDate>Sat, 01 Apr 2006 07:17:33 -0600</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Il rapporto uomo-coniglio] Re: I conigli e Freud</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?4,5,7#msg-7</link>
      <author>Sean</author>
      <description><![CDATA[Desidero intervenire anche se ho poca dimestichezza con la psicologia animale e umana. Non e' una provocazione la frase &quot;chi ci conosce meglio del nostro animale&quot;. Lui ci conosce (ovviamente con i propri strumenti conoscitivi che non sono di natura concettuale ma istintivi) nel privato come nessuno ci conosce. Non ha la parola, non puo' riferire ma e' sicuramente lo specchio di quello che siamo. A un padrone nevrotico (o a un sistema familiare) non puo' che corrispondere un cane nevrotico, un padrone crudele forgera' un animale crudele (se pittbull) o impaurito (se coniglio). Un umano dolce entrera' in perfetta sintonia con l'innata dolcezza di ogni animale.Sicuramente, comunque, non si tratta solo di condizionamento ma di un farsi dell'es e del super-io (permettete l'ingerenza?) animale in rapporto di reciproca influenza con l'ambito umano.Con stimaSean]]></description>
      <category>Il rapporto uomo-coniglio</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?4,5,7#msg-7</guid>
      <pubDate>Sat, 01 Apr 2006 07:15:00 -0600</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Il rapporto uomo-coniglio] Re: I conigli e Freud</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?4,5,6#msg-6</link>
      <author>Claudio Ottavio</author>
      <description><![CDATA[Sono meravigliato che il mio lavoro susciti interesse anche tra gli appassionati del coniglio famigliare. Confesso per? che fino ad ora non ho avuto modo di studiare e conoscere la psiche e il comportamento di tale amico di zampa. Mi mancano anche sufficienti esperienze dirette sul rapporto tra noi umani e questi, tutti da scoprire, compagni di vita. Tanto per ampliare il discorso, Le dico che la mia ricerca ha sempre avuto tra i suoi obiettivi quello principale di analizzare nelle varie sfaccettature il rapporto tra l'uomo e gli animali, quelli famigliari in particolare (cane e gatto). L'articolo che ha letto ? incentrato anche sulle varie motivazioni (inconsce soprattutto) che stanno dietro allo scegliere di dividere in qualche modo la propria vita con un animale. Secondo me uno dei motivi comunque presenti ? la ricerca di un qualche aiuto o di una sicurezza di cui altrimenti si ha bisogno o non si ? riusciti a realizzare. Ora ogni essere umano ha pur sempre nelle figure parentali due riferimenti importanti che gli hanno dato la vita e, volenti o nolenti, nel bene e nel male, gli hanno influenzato e gli influenzano il modo di essere e di comportarsi. Non mi sembra fuor di luogo pensare che nei momenti critici (belli o brutti che siano) questo essere umano abbia in qualche modo la necessit? conscia ed inconscia di cooptare (o perlomeno di far partecipi) queste figure nel suo quotidiano. Quindi dai miei riscontri mi ? apparso che chi sceglie di prendere con se un animale piuttosto che un altro, inconsciamente si affida ad un sostituto del genitore che in qualche modo a lui ? apparso tra i due come il pi? importante per il suo equilibrio. E' prima di tutto in questa prospettiva che secondo me va analizzato il rapporto tra noi e i conigli famigliari. Chi c'? dietro a questo animale, che in questo caso ha perso lo status di preda per assumere quello di fornitore di un qualche tipo di aiuto, ovviamente tutto da catalogare e definire, ma soprattutto psico-emotivo? La Sua ipotesi ? affascinante, in effetti il coniglio, tra il gatto e il cane ? quello meno educabile, il suo comportamento ? difficile da plasmare e quindi un ES corposo in grado di dar origine ad un Io forte ci starebbe come ipotesi. Tanto pi? che ho notizia di un coniglio che a suon di morsi e inseguimenti ha messo a soqquadro il tranquillo vivere di una famiglia intera, pit-bull compreso!A parte questa considerazione aneddotica, per ora, mi fermerei qui e, se avr? modo di elaborare sufficienti argomentazioni per conferme o smentite, gliele comunicher? quanto prima. Sono comunque desideroso di conoscere meglio Lei e le altre persone che avranno la voglia di disquisire su questo per me pi? che interessante argomento.]]></description>
      <category>Il rapporto uomo-coniglio</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?4,5,6#msg-6</guid>
      <pubDate>Sat, 01 Apr 2006 07:12:43 -0600</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Il rapporto uomo-coniglio] I conigli e Freud</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?4,5,5#msg-5</link>
      <author>protty</author>
      <description><![CDATA[Per aprire un argomento di discussione, prendo spunto da un articolo davvero molto interessante disponibile nel sito SISCA (Societ? Italiana di Scienze Comportamentali Applicate), &quot;Analisi delle implicazioni psicologiche ed emotive nel rapporto uomo-animale&quot;, del Med. Vet. Claudio Ottavio.L'articolo, in formato PDF, si pu? scaricare nella pagina del sito SISCA che contiene alcuni estratti dalla rivista Sisca Observer: Si tratta di una breve comunicazione su un lavoro di ricerca iniziato nel 1974, sugli aspetti psicologici umani e animali. Per il particolare rapporto creatosi con l'uomo in un cammino di millenni, vengono esaminate le implicazioni emotive e psicologiche nel cane e nel gatto, che dividono con l'uomo ambiente e sentimenti. Ottavio muove da una dettagliata rassegna degli aspetti  del rapporto uomo-animale, distinguendoli secondo i due punti di vista. Ad esempio, mentre l'animale da compagnia &quot;pu? essere uno spettatore muto di tutti gli aspetti della realt? umana, anche di quelli pi? riservati; non giudica e non pu? riferire a nessuno quanto percepisce di questa realt?&quot;, il partner umano &quot;per spiegare a se stesso e agli altri il comportamento di questo animale, ? portato ad usare interpretazioni umane&quot;.Il confronto fa riflettere, e da queste premesse si procede ad analizzare alcune chiavi di lettura delle implicazioni emotive del rapporto con l'animale da compagnia. La quarta chiave di lettura studia il comportamento dell'uomo nei confronti del cane e del gatto sulla base delle teorie psicoanalitiche. Riporto la citazione di Freud presente nell?articolo, tratta dal &quot;Compendio di psicoanalisi&quot;, sulle caratteristiche dell'apparato psichico umano:&quot;questo schema generale di un apparato psichico pu? essere ritenuto valido anche per gli animali superiori,  psichicamente affini all'uomo. Bisogna ammettere la presenza di un Super-io dovunque (come nel caso degli esseri umani) lo stato di dipendenza infantile si sia protratto per un periodo di tempo piuttosto lungo. L'ipotesi di una separazione fra Io ed Es ? inevitabile. La psicologia animale non ha ancora preso in considerazione l'interessante problema che da essa deriva.&quot;La questione ? se la struttura psichica dell'uomo possa influenzare gli animali da compagnia, per il fatto che trascorrono il periodo sensibile, di piena dipendenza affettiva, a stretto contatto con l'essere umano. Hanno anche gli animali un Es, un Io, un Super-io? Che connessioni avvengono con le entit? mentali dei proprietari?In sintesi, si ipotizza che il cane (con una bassa determinazione del memoria genetica sul comportamento e con un breve periodo sensibile) abbia un Es animale ridotto, facilmente influenzabile dall'uomo. Per converso, avrebbe necessit? di appoggiarsi all'Io del padrone per sopravvivere.Al contrario il gatto (influenzato da una memoria genetica molto forte e da un lungo periodo sensibile) avrebbe un Es dominante e di conseguenza un Io animale molto forte. Qui ? il proprietario ad attribuire al gatto il ruolo di Io e Super-io. Il rapporto emotivo con l'animale abbassa le resistenze inconsce, favorendo l'emergere di contenuti tipici dello stato di sogno, e il verificarsi di meccanismi propri del rapporto paziente-terapeuta.L'interessante lavoro di Ottavio considera l'animale un altro da s?: l'animale da compagnia pu? aiutare a cercare l'armonia interiore.Proviamo a riflettere sul nostro rapporto col coniglio. Mi viene da pensare che la memoria genetica del coniglio sia forte, e che quindi il riferimento sia pi? verso lo schema del gatto. Dal momento poi che il coniglio viene spesso accolto in casa assai giovane, a uno due mesi, la dipendenza affettiva pu? essere protratta se l?uomo cerca di socializzarlo a s?, influenzandone anche il periodo della prima maturit?. Con un Es animale dominante, il coniglio tenderebbe ad assorbire e a riprodurre l?Io del proprietario. Si tratta di una sintesi - consiglio di leggere l?articolo perch? mi pare inviti ad un approccio molto profondo ? ma l'idea di una psiche animale con cui il nostro inconscio entra in rapporto credo possa essere origine di una discussione interessante. Cosa ne pensate?]]></description>
      <category>Il rapporto uomo-coniglio</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?4,5,5#msg-5</guid>
      <pubDate>Sat, 01 Apr 2006 07:10:52 -0600</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Domesticazione: un percorso complesso] Re: Sfruttamento o incontro?</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?3,3,4#msg-4</link>
      <author>Marzia Possenti, Med. Vet.</author>
      <description><![CDATA[Per quanto riguarda l'argomento domesticazione il discorso e' davvero complesso e, a mio avviso, assolutamente affascinante.L'individuazione e la comprensione delle modifiche comportamentali messe in atto dalle diverse specie animali, e poi fissate con la selezione da parte dell'uomo, con lo scopo di 'trovare un linguaggio comune' puo' portare a scoperte stupefacenti. In ogni caso raramente queste modifiche sono consistenti prima che siano trascorsi millenni, come dimostra il processo di domesticazione del cane e di alcuni animali d'allevamento (bovini, pecore). Un buon esempio di processo di domesticazione ancora in atto e' il gatto, che pur avendo una storia di domesticazione di secoli ha gia' modificato, o meglio riadattato, alcuni comportamenti con un nuovo significato di socialita' con l'uomo. Curiosamente i comportamenti che piu' facilmente si legano al rapporto uomo-animale sono quelli tipici dell'infanzia, da entrambe le parti. Per il coniglio il discorso e' 'giovane', dato che come dici anche tu il processo di domesticazione e' recente. Non sono pero' completamente d'accordo quando affermi che il coniglio d'allevamento ha un processo di domesticazione piu' antico: in realta' gli incroci di conigli d'affezione prendono origine anche e soprattutto da razze d'allevamento, con le dovute modifiche ed incroci con Sylvilagus e quindi specie pressoche' selvatiche, ma comunque hanno una parte del patrimonio genetico 'domesticato'. Il fatto e' che neppure il coniglio d'allevamento e' realmente domesticato, ovvero l'unico processo attuato e' stata la soppressione di alcuni comportamenti, come quello di scavo o di pattugliamento del territorio, che pero' a mio avviso ricompaiono quasi subito in soggetti cui viene data la possibilita' di vivere in un ambiente piu' consono alla loro natura. Insomma, mentre il bue serviva all'uomo anche per lavoro, e quindi necessitava di un piu' stretto contatto con lui, il coniglio doveva unicamente produrre cibo. Ne e' conseguito un diverso tipo di 'domesticazione': la prima volta alla ricerca di un linguaggio comune e di mezzi di socialita', la seconda con l'unico scopo di rendere piu' semplice l'allevamento e la riproduzione in cattivita' del coniglio. Insomma, se ci si pensa bene non esiste IL processo di domesticazione, ma diversi percorsi relativi allo scopo che l'uomo ha dato al rapporto con la singola specie animale.]]></description>
      <category>Domesticazione: un percorso complesso</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?3,3,4#msg-4</guid>
      <pubDate>Sat, 01 Apr 2006 06:57:08 -0600</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Domesticazione: un percorso complesso] Sfruttamento o incontro?</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?3,3,3#msg-3</link>
      <author>protty</author>
      <description><![CDATA[Un ottimo spunto di discussione ? nato nel forum generalista, il rapporto fra addomesticamento, libert?, immaginario umano e i conigli. A monte di qualsiasi discorso, sta un fatto oggettivo: le variet? addomesticate e selezionate in base alla pelliccia e alla qualit? della carne, e le variet? &quot;nane&quot; da compagnia derivano tutte dal coniglio selvatico europeo. Il processo che ha generato le variet? alimentari ha una storia di secoli, quello che ha generato le variet? d'affezione ha una storia di decenni. Le variet? nane, essendo il frutto di selezioni recenti, presentano le stesse esigenze e caratteristiche dell'Oryctolagus cuniculus, anche sul piano del comportamento. Qui il processo di addomesticamento ? appena iniziato. Diversi gli obiettivi della manipolazione del selvatico, diversi gli esiti: il coniglio domestico allevato da secoli a fini alimentari e per la pelliccia ? di taglia maggiore, con modificazione inoltre nel colore e nel pellame, con aumentata lunghezza delle orecchie; il coniglio da compagnia ? di dimensioni ridotte rispetto al selvatico, e presenta accentuati i caratteri neotenici, la forma giovanile, che induce la cura della prole nei mammiferi: occhi grandi, forme tondeggianti. I due percorsi, distinti nell'esito e nei tempi, sono finalizzati a suscitare comportamenti alimentari e comportamenti di cura della prole. Viene da chiedersi perch? solo in tempi recenti il coniglio non venga considerato solo come preda o cibo, ma un amico, un interlocutore, un aiuto. Se l'addomesticamento fa riflettere intorno alla legittimit? della manipolazione a fini diversi, sempre riconducibili in fondo a un egoismo umano, pu? essere anche pensato a partire da una idea della nostra specie come non isolata, profondamente vocata a costruire rapporti con altre specie, in grado di edificare ponti referenziali con l'alterit?. Ma si deve fare i conti con la deprivazione della libert?, della selvatichezza originaria dell'addomesticato, e in particolare sorprende come facilmente si dimentichi che il coniglio da compagnia non ? addomesticato, se non in una forma appena iniziale, ma solo selezionato morfologicamente e in tempi recenti, rimpicciolito, reso pi? tondo e aggraziato, pi? adatto a suscitare le attenzioni e le cure, protratte per tutta la vita, a tenerlo sempre cucciolo. Come ho gi? detto, l'etogramma del coniglio da compagnia ? pressoch? identico a quello del coniglio selvatico. Non ? cos? per le variet? con secoli di addomesticamento alle spalle, dagli istinti spenti, limitate nell'agilit? e nelle caratteristiche fisiologiche, ormai inadatte alla vita libera in natura. Per questo ? fondamentale sapere chi ? il coniglio selvatico europeo, conoscere le sue esigenze primarie di comportamento, conoscere la storia dell'individuo e della specie, e il contesto in cui la relazione si sviluppa, perch? l'uomo e il coniglio possano adattarsi reciprocamente. In questo modo, la relazione con l'animale insegna ad apprendere la cultura della diversit?, pu? aiutarci a conoscere chi abbiamo incontrato. Ci sono aspetti di estensione dell'esperienza che un animale - in un rapporto rispettoso della sua alterit? e delle sue esigenze - esperimenta nel prolungamento del periodo di dipendenza infantile, legami inter e intraspecifici che in natura non conosce. Gli stessi legami di coppia che si attuano in cattivit? non esistono in natura. Il rapporto con l'uomo - se impostato in modo paritario nel rispetto dei bisogni dell'animale, imparando ad ascoltare chi ? diverso, cercando standard comunicativi per capirsi e prevedersi - pu? non essere solo deprivativo, pu? fare del coniglio un interlocutore e allargare il dialogo verso destinazioni imprevedibili. Il valore della relazione si gioca nell'accettazione delle differenze, nel rispetto per la diversit? e nella sua comprensione, nell'attenzione per le esigenze del coniglio, che nelle variet? recenti da casa sono le stesse del selvatico. Capire come vede il mondo il coniglio, come lo vive, come vi opera, ci pu? consentire di superare i nostri autoriferimenti proiettivi, la nostra solitudine di specie. Per approfondire e stimolare la discussione, indico due testi: il capitolo quarto &quot;Conigli domestici&quot; delle &quot;Variazioni delle piante e degli animali sotto domesticazione&quot; (1868), di Darwin, http://pages.britishlibrary.net/charles.darwin/texts/variation/variation04.html, e &quot;La fabbrica delle chimere - biotecnologie applicate agli animali&quot;, di Roberto Marchesini.]]></description>
      <category>Domesticazione: un percorso complesso</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?3,3,3#msg-3</guid>
      <pubDate>Sat, 01 Apr 2006 06:54:00 -0600</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>[Conigli e Yoga] Conigli e yoga</title>
      <link>http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?2,2,2#msg-2</link>
      <author>Barbara</author>
      <description><![CDATA[Da molto tempo cerco di afferrare l?essenza della pace che i conigli sono in grado di diffondere. Diffondere quasi come un profumo.I sentimenti di materna tenerezza che essi risveglierebbero, secondo la caratterizzazione che ne d? la pet therapy, corrispondono a una visione del fenomeno simile a quella di una superficie increspata da un leggerissimo alito di vento. Esso ? il fenomeno ? resta impenetrato, sfiorato appena da un pensiero la cui debolezza ? inversamente proporzionale alla propria passione. E la passione ? la radice pi? profonda di ciascuno, non il ramo pi? esterno.Quanto pi? osservo i conigli, tanto pi? mi appaiono simili agli yogi. In entrambi il respiro ha ritmi e suoni diversi, l?occhio ? asservito a uno sguardo libero dalle cose, gesti e movimenti si esprimono nel corpo senza incontrare opacit? di alcun genere, come dervisci che hanno saldato i conti con la forza di gravit?. Trasparenze in azione. Ma soprattutto entrambi hanno infranto la logica tecnica della pianificazione e dell?azione per la conquista: &quot;rien faire come une b?te, giacere sull?acqua e guardare tranquillamente il cielo, &quot;essere e nient?altro, senz?altra determinazione e realizzazione&quot; [?] (T.W. Adorno, Minima moralia n.100).Non porto citazioni per questa interpretazione dello yoga. Come ogni pratica ha bisogno di un?interpretazione vivente, il maestro. Ogni testo che voglia parlarne, commentando dottrine, accetta di farsi a propria volta commentare e non spezza il cerchio. Accetta una forma di condanna. Ma lo yoga ? uno stato, non un credere n? un fare.I conigli mi ricordano gli yogi soprattutto nelle giornate tardoautunnali, in cui giacciono per lo pi? sonnacchiosi su stuoini, tappeti, divani, in riparati angolini, e i pi? fortunati su morbidi copriletti. Vantano un?ampia gamma di posizioni (asanas), a cui si accorda la respirazione, serrata, lenta, o irregolare. Perfino una diversa traccia sonora del respiro ed espressioni diverse dello sguardo. Come vengono rappresentati gli illuminati (bodhisattva), hanno talvolta l?occhio semichiuso, che da una parte guarda ignote lontananze, dall?altra sprofonda nella calma interiore. Talvolta l?occhio sonnacchioso e quasi chiuso nel sonno, spesso accompagnato dal lieve tremolio dei sogni.C?? la posizione del capretto, delle gambe-indietro, della chioccia. Della sfinge con le sue varianti, a seconda della postura delle zampe posteriori (zampe avanti, testa rietrata, macina dei denti). Lo spiaccicato-a-terra nell?attesa o richiesta di coccole (testa allineata al pavimento, zampe posteriori alte). Poi l?omino e le posizioni di transizione: quel minutino  in cui i conigli saggiamente di arrestano per meditare, dopo il quale iniziano magari a pulirsi, mangiare i ciecotrofi, o ad assumere la posizione sfingea per il riposo pomeridiano.Se ci osserviamo mentre non stiamo facendo niente (ammesso che si trovi l?occasione per farlo), noteremo la tendenza alternata - prerogativa tutta umana - di contegno e svaccamento. Posizioni e movimenti nei conigli comunicano invece la leggerezza della grazia: una coesione interna involontaria che rende visibile l?invisibile senza mediazioni. A ben vedere, i conigli quasi non cambiano posizione, bens? fluiscono dall?una all?altra, come fossero liquide sostanze che entrano ed escono nei limiti di una forma. Solve et coagula, coagula et solve, secondo l?antico motto alchemico. I conigli entrano in una posizione e poi ne escono repentinamente, si reimmergono nell?azione, sono l?azione per tornare poi a essere la posizione.Il coniglio ha una particolare relazione con il quarto chakra, quello del cuore (anahata). Ad esso sono correlate come nutrimento le foglie verdi (il coniglio ? erbivoro). E? molto interessante che, mentre nel pensiero occidentale l?animale ? pensato in rapporto alla ragione/linguaggio (logos) quale propriet? essenziale dell?uomo, nel pensiero orientale esso ? inteso secondo il sistema delle &quot;ruote di energia&quot; (chakras) che costituiscono l?elemento fondamentale della comprensione fisico-spirituali degli esseri viventi. L?animale arriverebbe fino al chakra del cuore, inferiore s? rispetto ai successivi tre chakra superiori, ma in realt? luogo centrale di raccordo e riequilibrio per tutti e sette.Poche righe, solo uno schizzo, e per una via un po? bizzarra, per cercare di dire quanto sia fondamentale riuscire a collocare il rapporto dell?uomo con l?animale a un livello pi? profondo di quello utilitaristico che traspare dagli usi terapeutici. Ma non solo: anche il rapporto dello stesso animale con l?uomo, se ascoltiamo Lorenz che racconta che la sua gioia pi? grande era vedere come animali che, pur potendo scegliere la libert?, preferissero rimanergli accanto. Siamo responsabili anche di &quot;pensare&quot; l?animale come della condizione senza la quale non ? immaginabile occuparsi della difesa dei suoi &quot;diritti&quot;. E pensare l?animale senza fargli violenza, senza appiccicargli qualcosa di arbitrario addosso (qualcosa di astratto), significa paradossalmente, a mio avviso, rischiare di comprenderlo come un essere &quot;vivo&quot;, in relazione, capace di scambio e capace di essere nutrito, a suo modo, dallo scambio.Ciao a tutti da &quot;Susina&quot;]]></description>
      <category>Conigli e Yoga</category>
      <guid isPermaLink="true">http://www.protty.it/services/uomo_animale_forum/read.php?2,2,2#msg-2</guid>
      <pubDate>Sat, 01 Apr 2006 06:48:07 -0600</pubDate>
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