Quello che ti insegna un coniglio

Posted settembre 21st, 2010 by Penelope

Quello che ti insegna un coniglio non è riassumibile in poche righe, e la mia è solo una pretenziosa pagina di lapiniana annoiata.

Vivere con un coniglio, se fatto con la coscienza dell’immensità dell’anima animale che questi è, diventa filosofia di vita. Diventa una fede, quasi una religione.

E’ una convivenza che non ti lascerà mai la stessa del “prima”.

Un coniglio ti insegna ad avere pazienza. La pazienza di chi non ha voce, di chi non può abbaiare, miagolare, pigolare per attirare l’attenzione. La pazienza di chi può solo attendere, che può solo elemosinare con lo sguardo e quei gesti che troppo spesso restano incompresi.

La pazienza di chi sa che neanche mordere le sbarre serve a guadagnarsi la libertà. Di chi morirà lentamente per un cibo sbagliato senza poter chiedere niente di più, niente di meglio.

Un coniglio ti insegna a superare i tuoi limiti. O almeno a provarci. Nessun mobile è troppo alto, nessun cavo troppo duro, nessun legno troppo costoso, nessuna caduta abbastanza rovinosa. Provarci, sempre, senza desistere, con la tenacia di chi sa che i suoi sforzi saranno ripagati.

Un coniglio ti insegna la gioia pura. La gioia del saltare solo per la bellezza del salto, del correre solo per sentire l’aria sul muso.

La gioia delle piccole cose, quelle che noi umani abbiamo perso o dimenticato in chissà che giorno indaffarato.

Un coniglio ti insegna che basta poco per perdonare. E per perdonarsi. Non è mai troppo tardi per cambiare, per aprire la porta della gabbia, per fare una carezza. Non è mai troppo tardi perché loro hanno pazienza, sanno aspettare.

Un coniglio ti insegna che non sei poi così male come pensavi. Che forse vale la pena conoscerti, darti una zampa, una possibilità. Quella di essere grande.

Un coniglio ti insegna che anche se tutto il mondo ti crede insignificante, stupido, inutile, un essere inferiore, per qualcuno sarai il motivo di ogni sorriso. Come lui è per te. Come tu sei per lui.

Un coniglio ti insegna che una pelliccia è morbidissima sulla pelle nuda. E che sentire il cuore che le batte sotto, è ancora meglio.

Un coniglio ti insegna che mangiargli i piedoni è bellissimo, per scherzo. E che non esiste specismo nella tua testa, appoggiata al pavimento riesci a sentire i battiti del cuore rimbombare. Quelli di tutti gli animali del mondo.

Un coniglio ti insegna che la pioggia fa crescere rigogliosa l’erba, oltre a lasciarti indecisa su che paio di scarpe mettere perché “maledizione, piove!”.

Un coniglio ti insegna che “Hai i dentoni da coniglio” è un grande orgoglio, anche quando da piccola ci piangevi su, E che chi te lo diceva sicuramente ignorava i retro incisivi dei lapini, altrochè!

Un coniglio ti insegna  che le persone non sono ignoranti e sciocche come pensavi: lo sono molto di più! Ma che esistono anche persone meravigliose, che entreranno a piedi nudi nella tua camera e parleranno a bassa voce per conquistarsi la sua fiducia: la tua, per essere lì, già ce l’hanno.

Un coniglio ti insegna a non prostituirti sentimentalmente. Che essere selettivi non è una malattia, ma sopravvivenza.  Non sei obbligato a darti, puoi scegliere di mordere, ringhiare, sbattere la zampa e girare le spalle con indifferenza.

Un coniglio ti insegna che casa tua, e la tua famiglia, puoi difenderle fino alla morte. Puoi batterti come un leone se invadono i tuoi spazi senza essere “abbandonato”. Al massimo…sterilizzato!

Un coniglio ti insegna che fare la pipì sul morbido è decisamente meglio:  letti, coperte, tappeti. Se poi decidi di non ascoltarlo è la tua anima civilizzata che parla, ma non sai cosa ti perdi!

Un coniglio ti insegna  che l’osservazione è la miglior prevenzione. Imparare a guardarsi l’un l’altro senza che ci sia bisogno di scriversi in fronte “sto male” per essere soccorsi.

Un coniglio ti insegna che di Friskies e Mc Donald’s si può morire. Anche se ci piacciono.

Un coniglio ti insegna che dormire in due è molto più figo. Soprattutto se l’altro non russa.

Un coniglio ti insegna che ad essere la sua voce. Lui, sarà il tuo cuore.

Marta Marino

A voi, che capirete

Posted aprile 27th, 2010 by Protty

Penny è assolutamente sadica, e sono convinta che lo siano anche molti dei vostri pelosi.
Ma mi accingo subito a chiarire il motivo della mia affermazione.

Parliamo di un giorno qualunque. Un giorno qualunque in cui siete stanchi morti, un giorno qualunque in cui magari vi siete anche innervositi e non vedete l’ora di tornare a casa a spupazzarvi il vostro niglietto adorabile. Un giorno qualunque che sia seguito da un altro giorno qualunque con sveglia alle 7 della mattina, se non prima. Un giorno qualunque in cui tra una cosa e l’altra tirate tardi. Vi state mettendo in pigiama, e per sbaglio calpestate una pallina di cacca gentilmente lasciata dal vostro coniglio sul vostro bel tappeto. Ma non importa, perchè voi avete il LETTO nella vostra visuale, e nulla potrebbe rovinare questo momento.
Il vostro niglietto è comodamente appollaiato nella sua cuccia, vi guarda con quegli occhi da angioletto che vi fanno ricordare ogni giorno perchè lo amate alla follia. Sembra quasi che vi sorrida, che sbatta i suoi occhioni in modo innocente e terribilmente carino. Lo adorate. Gli date la sua quotidiana razione di verdura, lui vi dà un tenero buffetto sulla mano, una leccatina, e si mette a smangiucchiare tranquillo. Disfate il letto, gli mandate un bacio, e spegnete la luce.

Ecco, questo è il momento. Questo è il momento della trasformazione. Voi chiudete gli occhi, e lui si trasforma.
No, non gli vengono le ali, non indossa una strana tutina aderente (anche perchè con quel culone che si ritrova…) non ha una seducente rat-mobile.
E’ più una questione di sguardo, e di sorriso. Lo sguardo da dolce cucciolotto? Sparito. Gli occhi si iniettano di sangue ed un sorrisetto sadico appare sul loro musetto. Il sedano? Il finocchio? Tutti i giochini che avete sparso per la vostra stanza? Tzè. Inutili.

Il piccolo mostriciattolo abbandona la sua occupazione e comincia a girare per la stanza con uno strano ghigno sulla faccia. Vi chiederete cosa stia pensando. Elementare: come posso dare il maggior fastidio al mio umano?
Si avvicinerà quatto quatto al vostro viso, per controllare quanto siete addormentati. Se per caso apriste un occhio non vedreste altro che un puffosissimo musetto che vi guarda. Sono abilissimi trasformisti.
Se invece state dormendo profondamente, allora inizia il divertimento.

Uno dei metodi di svegliaggio-umano più quotati ho riscontrato essere il trasloco. Le tecniche più moderne prevedono l’utilizzo congiunto delle zampe anteriori e della bocca. Gli oggetti da traslocare possono essere molteplici, ma vengono predilette le ciotole. Queste devono essere possibilmente di ceramica, in modo da fare il più rumore concesso. Bisogna aiutarsi a volte anche spingendo con la fronte, ma tutto l’impegno che ci mettono non vale la felicità dell’essere riusciti nell’impresa. Il trasloco deve terminare solo quando l’umano si alza inveendo ed inciampando a togliere l’oggetto traslocato.
L’umano potrebbe anche lanciare oggetti non identificati (tendenzialmente ciabatte) in direzione del mostriciattolo. Questo non deve essere un deterrente. L’umano deve ALZARSI.

Un altro metodo molto quotato è la corsa-sul-letto. Ovviamente il “Via!” viene dato sempre dal raggiungimento da parte dell’umano della fase REM. In quel momento, bisogna cominciare a correre come assatanati sul letto, possibilmente fiondandosi con forza contro i fianchi dell’umano e atterrando sul suo volto.
Non basta che l’umano dia manate a caso in aria e sbiascichi insulti o minacce di cottura al forno. L’umano deve ALZARSI e mettere il mostro in condizioni di non poter più salire sul letto.

Esiste poi lo sbattimento/lancio di oggetti. Questo metodo ha molte varianti conosciute. Una molto famosa consiste nel prendere in bocca un oggetto quale un cucchiaio di legno, e sbatterlo selvaggiamente contro muri/mobili/armadi. La variante più quotata, però, rimane sempre il prendere in bocca la porticina della gabbia, alzarsi su due zampe sempre tenendola saldamente tra i dentini acuminati, e lasciarla ricadere contro le altre sbarre ottenendo lo “Sdeeeng” più forte possibile. Anche in questo caso, tutto finisce solo quando l’umano si ALZA e toglie ogni oggetto lanciabile dalla visuale del mostro.

Segnaliamo anche la possibilità del gioco del “distruggi-le-cose-arrivando-a-prenderle-dove-l’umano-non-sospetterebbe-mai”. E qui nascono dubbi sul fatto che la trasformazione implichi ali o meno, dato che i mostri raggiungeranno in quei momenti altezze mai sperimentate prima. Tutto per prendere libri, soprammobili e quant’altro, e distruggerli.

Le varianti di metodologia di svegliaggio-umano paiono essere infinite. Ma tutte si concludono nello stesso modo:

Un coniglio dolcissimo che guarda un umano con aria innocua come a dire “Ma ti sto dando fastidio?”.

Buonanotte :)

P.s. e se arrivo a scriverci una storia, è perchè sono davvero stressata U_U

Marta Marino

Il coniglio: da animale da reddito ad animale da compagnia. Breve storia di un cambiamento.
Dr.ssa Livia Zamboni, Med. Vet, Castel S.Pietro Terme, Bologna
[Si ringrazia l'autrice per la gentile concessione alla pubblicazione]

Dalle origini ai giorni nostri

LA STORIA
La filogenesi dei Lagomorfi è nota a partire dal terziario inferiore (Paleocene) grazie al ritrovamento di fossili che hanno dimostrato l’esistenza di un animale preistorico con una dentatura con caratteristiche intermedie tra i roditori e i lagomorfi; i cui molari hanno caratteristiche simili a quelle dei conigli mentre gli incisivi hanno caratteristiche da roditore . I più antichi resti fossili appartenenti al genere Oryctolagus sono stati rinvenuti nel sud della Spagna e risalgono ad un periodo pre-pleistocenico.
Prima dell’era glaciale i conigli selvatici erano diffusi in tutta l’Europa centro meridionale, dopo l’ultima glaciazione (Pliocene) li ritroviamo solo nella Penisola Iberica e nell’Africa Nord-occidentale.
Quando i Fenici approdarono nell’attuale Spagna intorno al 1100 a.C., notarono e gustarono le carni di un animaletto simile alle procavie diffuse nei loro luoghi natii; in realtà erano dei conigli selvatici e, poiché nel linguaggio semitico la procavia era detta “shaphan”, essi chiamarono queste nuove terre “I-shaphan-im” cioè l’isola delle procavie.
A loro si attribuisce la successiva ondata di colonizzazione nel bacino del Mediterraneo. Anche i Romani impararono ben presto a conoscere la bontà delle sue carni allestendo dei leporari, veri e propri allevamenti di conigli e lepri. La fuga di alcuni individui da questi allevamenti ha consentito a questa adattabile specie di formare in natura popolazioni stabili e riproduttive.
Il vero addomesticamento della specie ebbe inizio nel Medio Evo, infatti il merito di aver allevato e cominciato a selezionare i primi conigli con particolari caratteristiche frutto di mutazioni naturali, spetta ai Monaci francesi nel XVI secolo.
Il processo di selezione per l’allevamento determinò delle modificazioni rispetto alla forma selvatica tra cui una diminuzione generale delle capacità sensoriali. Comparirono anche variazioni di peso del cuore e del cervello, l’intestino cieco perse leggermente la sua capacità di assorbimento intestinale, mentre il numero di nati per nidiata e la frequenza dei parti aumentò.
Ma è soprattutto nella seconda metà del secolo scorso, grazie allo studio delle Leggi di Mendel, che cominciò la produzione di nuove razze morfologicamente molto diverse tra loro.
I primi coniglietti nani apparvero in Italia sul finire degli anni ’70: si trattava per lo più di soggetti di razza angora bianchi con occhi rossi provenienti dalla Germania.
La taglia era sicuramente inferiore a quella dei conigli selvatici ma ancora molto lontana da quella attuale. All’inizio ci sono stati molti problemi causati dalla variabilità genetica con cucciolate poco uniformi, poi con il tempo le cose sono migliorate fino ad arrivare alle 40 razze riconosciute oggi in Italia, per ciascuna delle quali sono fissati i criteri di valutazione e i punteggi di classificazione in veri propri libri genealogici.
LA CLASSIFICAZIONE
Il nostro coniglietto è quindi un mammifero e, come tale, possiede ghiandole mammarie indispensabili per l’allattamento dei suoi cuccioli, appartiene all’ordine dei Lagomorfi (che attualmente è nettamente distinto da quello dei Roditori) e al genere Oryctolagus.
I Lagomorfi hanno conservato molti caratteri primitivi sono dotati di una coda breve, cespugliosa e poco visibile, hanno una superficie plantare pelosa a sezione quadrata, narici con mobili vibrisse tattili.
La dentatura è composta da 28 denti permanenti che erompono alla quinta settimana di vita di cui quattro incisivi superiori (due grandi anteriori conformati a scalpello e due piccoli posteriori simili ad un chiodino) e due incisivi inferiori.

dentatura

Altri caratteri distintivi sono il grosso sviluppo dell’intestino cieco, il ciecotrofismo, e la parziale fusione della fibula con la tibia. Il loro encefalo ha una struttura primitiva, l’olfatto è molto sviluppato mentre è ridotta la capacità di emettere suoni.

L’ordine dei Lagomorfi si suddivide in due famiglie: i Leporidi cui appartengono 11 generi e 45 specie e la famiglia degli Ocotonidi con un solo genere e 15 specie.
Il coniglio selvatico, le lepri, e i silvilaghi sono i più tipici rappresentanti dei Leporidi.

Coniglio selvaticoconiglio selvatico

Il coniglio selvatico è quello che ci interessa maggiormente perché è il capostipite del coniglio domestico. E’ un animale di piccole dimensioni, possiede un corpo più tozzo, i suoi arti posteriori sono sviluppati ma con un tarso meno lungo rispetto sempre alla lepre.
E’ timido e socievole, ha tendenze gregarie e vive in colonie abbastanza numerose in tane sotterranee dove partorisce piccoli nudi, ciechi e sordi. E’ fortemente stanziale, con spiccato comportamento territoriale e nella zona di influenza dimostra una notevole aggressività nei confronti di altri consimili. Ha udito e olfatto molto sviluppati e vista ottima. Procede a balzi e salti e, quando disturbato, corre compiendo scarti improvvisi.
La lepre ha lunghe orecchie con la caratteristica macchia scura sulla punta, è velocissima, schiva e vive solitaria. Possiede udito e olfatto molto sviluppati mentre ha una vista poco acuta. Corre velocemente compiendo improvvisi scarti e lunghi salti. Trascorre il giorno al riparo nella vegetazione in un covo poco profondo che scava con le zampe anteriori e modella col corpo, mentre si attiva al crepuscolo e durante la notte.
Partorisce piccoli meno inetti del coniglio selvatico provvisti di pelo e già autosufficienti dopo pochi giorni di vita.

I silvilaghi sono anch’essi parenti del nostro coniglio, originari del Nord-America sono stati introdotti a scopo venatorio anche in Italia soprattutto in Piemonte e Lombardia. E’ chiamato cotton-tail rabbit (coniglio con coda di cotone) per il particolare aspetto del codino. Sono animali crepuscolari e notturni, non scavano tane sotterranee e non vivono in colonie. I loro piccoli nascono ciechi, nudi e sordi. E’ molto veloce nella breve distanza ma poco resistente e su terreno procede a zig-zag.
Il coniglio è stato selezionato per attitudini ben diverse e molto più redditizie rispetto a quelle di animale da compagnia.
In ambito zootecnico l’allevamento per le sue squisite carni è sempre molto attivo e redditizio. Le razze più usate sono il Nuova Zelanda Bianco, la Californiana che per la loro conformazione, la resa, la prolificità e rusticità, loro malgrado, sono le preferite.
Anche la sua morbida pelliccia soprattutto del Cincillà, dell’Argentata di Champagne, dell’Angora ha sempre incontrato una larga schiera di estimatori.
Inoltre le sue caratteristiche lo indicano anche come ottimo animale da laboratorio sia per la scienza medica che cosmetologica anche se ultimamente, grazie alle proteste degli animalisti, il suo utilizzo si è drasticamente ridotto.
Per fortuna, negli ultimi anni la sua diffusione come animale da compagnia ha avuto una sviluppo esponenziale in quanto possono interagire notevolmente con l’uomo. Sono di taglia ridotta, economici, puliti, con un morbido mantello privo di odori.
Sono anche animali robusti se gli assicuriamo un’alimentazione corretta, il giusto movimento e un ambiente dignitoso e pulito.

La gestione del coniglio d’affezione

L’alloggiamento in gabbia non è la soluzione ottimale per tenere un coniglietto, anche se così si annullano molti rischi collegati con la convivenza libera in ambiente domestico (come marcare con urine, rosicchiare tappeti, fili elettrici e piante), ma rende l’animale apatico favorendo l’aumento di peso e la stasi intestinale.
La condizione ideale sarebbe quella di poter riservare al nostro piccolo amico un’area in cui muoversi, possibilmente con una gabbia in cui entrare e uscire liberamente. Quest’area potrebbe essere una stanza o uno spazio delimitato da un recinto preferibilmente all’aperto durante la bella stagione.
D’altra parte la totale libertà all’aperto, può presentare dei rischi come la difficoltà a tenere sotto controllo l’assunzione del cibo e l’emissione di feci e urine. Aumenta l’esposizione ad eventuali predatori e a parassiti sia interni che esterni, e riduce moltissimo l’interazione con l’uomo.
L’attività fisica è indispensabile per conservare il tono muscolare, per favorire il deposito della giusta quantità di calcio a livello osseo, per combattere disturbi gastrointestinali e urinari e, non meno importante, per ridurre la noia prevenendo problemi comportamentali.

La gabbia deve essere utilizzata dal coniglio come una “casa” e non come una prigione. Deve essere lunga almeno tre volte le dimensione dell’animale e abbastanza alta da consentirgli di sedersi comodamente sugli arti posteriori. Non deve presentare elementi taglienti ma deve essere costruita con materiali resistenti, non tossici e facili da pulire. Corrispondono a tutte queste caratteristiche delle gabbie con un fondo di plastica e una copertura costituita da sbarre di metallo con un’ampia apertura superiore e un altro sportellino laterale che permette all’animale di entrare e uscire agevolmente.
E’ sconsigliato utilizzare gabbie di legno, acquari in vetro, gabbie quasi totalmente chiuse in plexiglas.
Gli accessori indispensabili sono: una mangiatoia in ceramica o in acciaio che non si possa rovesciare o essere rosicchiata; un abbeveratoio a goccia che va periodicamente controllato e cambiato almeno una volta l’anno; una rastrelliera porta fieno; un casetta-rifugio e una vaschetta per la lettiera. Anche la lettiera va scelta accuratamente per evitare pericolose conseguenze. La lettiera ideale deve essere: non traumatica , non polverosa o irritante, se ingerita deve essere digeribile e facilmente espulsa , deve avere una buona capacità assorbente, deve essere inodore , economica e reperibile.
Il fieno e la paglia possono rispondere alle caratteristiche sopra illustrate però sono poco assorbenti. Altri materiali usati sono i tutoli di mais, la carta da giornale e quella oleata, la segatura , i trucioli di legno, i pellets di carta riciclata. Sono sconsigliate perché potenzialmente pericolose le lettiere per gatti.
Indispensabili per assicurare un sicuro divertimento al nostro piccolo amico sono dei giochi come quelli in plastica dura per cani, quelli costituiti da mais, tubi di carta, scatole di cartone e legnetti di vite, nocciolo e salice per agevolare il consumo dei denti incisivi.

La vita in appartamento può presentare delle insidie se non si dispone di una zona tranquilla e sicura per il coniglietto. Si deve esaminare l’ambiente in cui lasciarlo libero allontanando oggetti fragili e di valore (tappeti, soprammobili, libri ecc.)
Tutti noi conosciamo l’attrazione che ha il coniglio per i fili elettrici.
Bisogna posizionare fuori della sua portata anche sostanze potenzialmente pericolose come detersivi, farmaci, asciugamani, coperte e piante tossiche.
Spesso sottovalutata è la convivenza con altre specie animali. Solitamente i cani e i gatti, se opportunamente abituati, non presentano dei grossi problemi.
Il coniglio può andare d’accordo con i suoi consimili o con le cavie, instaurando una felice convivenza se si provvede alla sua sterilizzazione .
Invece si sconsiglia la convivenza con rettili di grosse dimensione per i quali il coniglio può diventare un gustoso spuntino, e con grandi pappagalli che se, lasciati liberi per casa, possono ferirlo seriamente.
Il furetto è un predatore del coniglio quindi è impossibile, se non in rari casi, un’eventuale vita comune.
L’ACQUISTO

L’acquisto di un coniglietto, o di un qualsiasi altro animale, non deve essere frutto di un impulso improvviso ma deve essere lungamente ponderato perché richiede un certo impegno da parte nostra. Si deve essere disposti a dedicargli ogni giorno un po’ del nostro tempo per dargli affetto e per accudirlo ma si deve anche essere comprensivi, soprattutto quando compie qualche inevitabile guaio.
Non è un giocattolo ma è un essere vivente che può darci molto amore e simpatia.
Anche il rapporto con un bambino va valutato attentamente e soprattutto va insegnato al bimbo come occuparsi del suo nuovo amico rendendolo consapevole dell’importanza di un essere vivente.
Quando si decide di acquistare un coniglio la prima cosa è quella di scegliere un negozio di fiducia che ci dia delle garanzie di sanità dell’animale (meglio se scritte) e che si avvalga della consulenza di un medico veterinario esperto di questa specie.
Indipendentemente dalla razza, taglia, colore da noi preferiti, quello che dobbiamo ricercare in un buon acquisto è la sanità dell’animale e, non meno importante, il suo buon carattere.
Spesso nei negozio si trovano dei bellissimi coniglietti meticci nati dai più disparati incroci che nulla hanno da invidiare al più raro esemplare di razza.
Una volta entrati nel negozio, in primo luogo dobbiamo controllare dove sono alloggiati i conigli e le condizioni igieniche in cui sono mantenuti. Osserviamo attentamente la gabbia, l’alimentazione che gli è fornita, le deiezioni presenti.
I conigli devono mostrarsi vivaci curiosi attivi e non terrorizzati dalla nostra presenza. Individuato il nostro piccolo amico cerchiamo di prenderlo per osservarlo da vicino. Deve presentare una morbida pelliccia lucida e omogenea senza croste o chiazze senza pelo; gli occhi devono essere lucidi e non bagnati da secrezioni; le narici devono essere asciutte e le orecchie senza materiale crostoso.
Subito dopo l’acquisto si deve sottoporre l’animale ad un’accurata visita veterinaria.

Dr.ssa Livia Zamboni, Med. Vet, Castel S.Pietro Terme (BO)

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Psicopatologia della 'sua' vita quotidiana

Posted marzo 15th, 2010 by Protty

Psicopatologia della sua vita quotidiana: comportamento, necessità e bisogni del coniglio in casa.
by Alessandro Melillo, Clinica veterinaria OMNIAVET – Roma
[Si ringrazia l'autore per la gentile concessione alla pubblicazione]

Il primo passo da fare prima (o immediatamente dopo) l’adozione di un coniglietto è far piazza pulita nella nostra testa di un bel po’ di preconcetti e false idee. Molti si aspettano che il coniglio sia un animale docile e passivo, qualcosa di simile a un peluche; altri pensano che si tratti di un animale stupido, giusto un giocattolino morbido per il bambino ma sicuramente non interessante per una persona adulta. In realtà il coniglio è un animale pieno di contraddizioni, ed è proprio questo che li rende così divertenti: prudente e curioso allo stesso tempo, riservato ma affettuoso, vivace ma anche gran pigrone e addirittura capace di dimenticare la sua timidezza sorprendendoci con comportamenti arroganti se non decisamente aggressivi, come tutti i timidi il coniglio richiede tempo e pazienza per esprimere compiutamente la sua personalità.

Prepararsi per un nuovo membro della famiglia

Diversi studi hanno dimostrato che il comportamento del coniglio domestico non si discosta significativamente da quello del suo antenato coniglio selvatico; come questo Bunny è un animale sociale che vive in gruppi familiari, scava tane e concentra le ore di attività all’alba e al tramonto, riservando invece le ore centrali della giornata alla digestione e al riposo. Questa caratteristica lo rende particolarmente adatto ai ritmi della vita cittadina, dove la maggior parte delle persone lavora buona parte del giorno e può riservare solo le ore serali ai propri animali domestici. D’altro canto è anche all’origine di diversi problemi che possono creare i conigli in casa, dalla compulsione a rodere e scavare nei divani e nelle fioriere.
Prima di acquistare o adottare un coniglio conviene porsi alcune domande sulla propria disponibilità di tempo da dedicare sia all’animale in sé che alle inevitabili lavori domestici extra; sul proprio temperamento, se il coniglio è l’animale più adatto per noi e se noi siamo adatti ad avere un coniglio come animale da compagnia; se siamo disposti ad imparare un modo di comunicare più sottile e del tutto diverso da quello di animali da compagnia più usuali come il cane e il gatto; e soprattutto se abbiamo il senso dell’umorismo indispensabile per farci una bella risata sui piccoli disastri che inevitabilmente si verificheranno.
A proposito di scelta, purtroppo in Italia il concetto di coniglio da compagnia è ancora indissolubilmente legato a quello di taglia nana, con la ricerca di esemplari piccolissimi: questo pregiudizio supporta la vendita di coniglietti giovanissimi (con elevata mortalità nei giorni postacquisto) e limita fortemente la diffusione di tantissime razze (sia ornamentali che “da carne”) che sarebbero invece adattissime al ruolo di pet, spesso più dei nervosi e delicati “nanetti”. Io non ho ben chiaro perché un gatto di 3,5 kg è considerato un animale piccolo, mentre un coniglio di 3 viene salutato da esclamazioni di meraviglia: “ma è enorme!!!”, però vorrei spezzare una lancia a favore dei conigli di taglia media e grande, siano essi di pura razza o ibridi, ricordando come essi siano in generale più robusti, meno soggetti a problemi congeniti e dentali rispetto ai nani e più resistenti a malattie e traumi, rendendo possibile trattamenti medici e chirurgici che spesso risultano inattuabili nei soggetti troppo piccoli con conseguente inevitabile perdita dell’animale. Inoltre i conigli grandi sono sicuramente più adatti nelle famiglie con bambini piccoli che possono fare seriamente del male a un delicato soggetto nano anche se cercano di maneggiarlo con attenzione. Un altro punto da valutare è l’età di adozione: vale la pena di tener presente che anche i conigli attraversano una fase di infanzia (durante la quale apprendono le buone abitudini che cerchiamo di insegnare), una di adolescenza (4-8 mese, durante il quale le dimenticano tutte, comportandosi da veri terremoti iperattivi, scavando, rosicchiando, sporcando in giro) e infine una di maturità che (soprattutto se avremmo provveduto a sterilizzarlo) finalmente ci restituirà il coniglietto dolce e educato che credevamo di aver perso per sempre :-). Soprattutto se non abbiamo molto tempo o molta pazienza può quindi valer la pena di considerare l’adozione di un coniglio più adulto fra quelli che cercano una nuova casa, risparmiandoci così diverse settimane di nervosismi e arrabbiature sicuri che potremo comunque instaurare un rapporto del tutto soddisfacente col nostro coniglio.
Una volta presa la decisione di adottare un coniglio, cominciamo a valutare cosa è realmente utile per sistemare in casa il nostro nuovo ospite. Anche se progettiamo di concedergli la più ampia libertà in casa, il coniglio ha bisogno di una gabbia dove rifugiarsi nei momenti di privacy e dove poter essere rinchiuso all’occorrenza; se l’animale gode veramente di molta libertà è sufficiente che la gabbia sia ampia a sufficienza da consentirgli di sdraiarsi senza finire nell’angolo dei bisogni; se invece deve passare molto tempo in gabbia è indispensabile che questa sia ampia abbastanza da contenere uno spazio per il riposo, uno per il gioco, uno per cibo e acqua e infine uno per sporcare.
Le gabbie devono essere fatte di metallo e plastica, evitando tutti i materiali rosicchiabili o che possono infradiciarsi di urina.
Accessori indispensabili sono: ciotole per il cibo (ideali in ceramica o acciaio); beverini a goccia; lettiera per le deiezioni.
E’ importante che il coniglietto cominci a usare la lettiera regolarmente PRIMA di uscire dalla gabbia. Per evitare che la lettiera venga interpretata come una comoda cuccia è importante che almeno parte della gabbia abbia un fondo confortevole per riposare, ad esempio un tappetino.
Una volta che il nuovo arrivato si è ambientato con la sua nuova casa e con noi, è il momento di cominciare a concedergli progressivamente maggior libertà nell’appartamento. La parola chiave per acquisire e mantenere buone abitudini igieniche è PROGRESSIVAMENTE. Le prime volte concediamo al coniglietto brevi periodi di libertà in un ambiente molto limitato, ad esempio una nicchia del muro chiuso con un cancelletto per bambini, in modo da massimizzare le probabilità che faccia spontaneamente ritorno nella sua gabbia dopo pochi minuti per espletare le sue necessità fisiologiche. Man mano che l’abitudine alla lettiera si consolida sarà possibile aumentare il raggio d’azione del nostro ospite.
A questo punto però dovremo confrontarci con un’altra esigenza del coniglio, soprattutto se non sterilizzato: la necessità di marcare il territorio. La presenza di parecchie lettiere sparse per la casa in molti casi risolve il problema offrendo al coniglio punti fissi da coprire col suo odore: questa abitudine può essere consolidata portando il coniglio dalla gabbia a una lettiera e non consentendogli di uscire finchè non abbia urinato nel posto consentito; in questo modo si stabilirà il condizionamento “uso della lettiera-libertà” e nel giro di poco l’animale vi andrà spontaneamente appena uscito dalla gabbia. L’uso della lettiera è molto incoraggiato se si forniscono lettiere grandi e profonde contenenti una generosa quantità di fieno: dato che gran parte dei pellets fecali vengono prodotti durante il pascolo, una cassetta grande abbastanza perché l’animale possa sia mangiare che defecare senza contaminazione è particolarmente adatto per questa specie. Chiaramente la sterilizzazione sia del maschio che della femmina è un potente ausilio sia all’apprendimento che al mantenimento di corrette abitudini igieniche.
Un concetto fondamentale per mantenere un coniglio libero in casa è quello del “rabbit-proofing” ossia del rendere l’ambiente sicuro. Cavi elettrici e telefonici, piante d’appartamento, libri, tessuti e mobili sono tutti a rischio di essere gravemente danneggiati e, ancora più grave, di danneggiare il coniglio che le rosicchiasse. E’ quindi fondamentale spostare tutto il possibile oltre la portata dell’animale e rendere inaccessibili ciò che non può essere spostato. Lastre di plexiglass o lamine di legno naturale possono essere applicate agli spigoli dei muri per prevenirne il rosicchiamento; i cavi possono essere fatti scorrere attraverso tubi corrugati o di materiale plastico. Copriletto e teli vari salvano letti e divani da attività di scavo.
Se però procediamo a limitare in questo modo le naturali attività del nostro coniglio, dobbiamo offrire alternative perché egli possa sfogare in maniera accettabile i suoi impulsi. I conigli sono programmati per rosicchiare e masticare e hanno bisogno di farlo. Paglia, fieno e legno in tutte le sue forme forniscono il substrato ideale a una sana attività rosicchiatoria. Una cesta di vimini riempita di paglia, rami freschi e giocattoli di legno naturale per pappagalli fornisce molte diverse occasioni per sfogare questo bisogno naturale; anche gli economici stuoini di vimini o fibra di cocco sono ottimi per riposare e rosicchiare nello stesso tempo (e anche i gatti li amano per farsi le unghie, fra l’altro!). Anche una scatola di cartone offre infinite possibilità: un coniglio può entrarci dentro, saltarci su, rosicchiarla, scavarla, graffiarla e portarla in giro; anche una busta di carta può essere un giocattolo estremamente divertente ed economico, come i rotoli dello scottex o della carta igienica. Posto che si fornisca solo carta e cartone naturali, questi passatempi sono innocui in quanto raramente il coniglio ne ingerisce quantità significative (a meno che non soffra di carenza di fibra nell’alimentazione) e comunque il suo intestino può processare grandi quantità di scorie indigeribili. Molti conigli apprezzano anche giocattoli per cani, gatti o bambini piccoli, purchè si muovano, facciano rumore e si possano anche masticare un pochettino :-): palline di filo metallico o di plastica dura, giochino di legno, mazzi di chiavi di metallo o di plastica, sonaglini vari sono graditi… soprattutto a notte fonda quando usarli può svegliare l’intero isolato!

Interazione col proprietario

Ma i conigli sono animali sociali, quindi oltre a giocare da soli amano intrattenere rapporti con altre creature. molti proprietari di primo coniglio, dopo un’iniziale fase di scetticismo, scoprono quanto il loro animale può essere interattivo e rimangono incantati dalle abilità comunicative di questi animali. ma come parla un coniglio?
Con atteggiamenti e posture del corpo, con versi e suoni e rumori, e con combinazioni di questi.
Un coniglio pienamente rilassato, in pace col mondo riposa con gli arti completamente estesi e può addirittura scivolare di fianco o sulla schiena. In questo momento non è il caso di stimolarlo perché si rischia di svegliarlo di soprassalto, cosa che non è piacevole per nessuno.
Un coniglio in vena di coccole approccerà invece il suo partner umano o animale rannicchiandosi sui 4 piedi e stendendo il collo orizzontalmente col mento sul pavimento. Questa postura indica sottomissione passiva sia di fronte a un’aggressione ma anche in senso affettivo, col che l’animale segnala che non intende iniziare alcuna competizione, similmente a un cane che offre il ventre al padrone.
Un animale rannicchiato con la testa alta e gli occhi ben aperti e sporgenti è invece un animale teso e spaventato… questo è come più spesso noi vediamo i conigli sul tavolo da visita, quando non cercano rifugio saltando in braccio al padrone.
Infine, i conigli possono rabbrividire e scrollarsi ma di solito non in risposta al freddo ma a un odore o sapore fastidioso, ad esempio se accarezzati da persone pesantemente profumate. un invito alla moderazione da parte di chi ha naso sensibile!
I conigli producono una certa varietà di suoni, anche se in genere sono creature silenziose. Il più piacevole da sentire è un leggero battere dei denti che somiglia alle fusa del gatto ed ha esattamente lo stesso significato, ossia piacere e appagamento in un contesto sociale. Molto simile è il digrignare i denti che è segno di dolore da parte di un animale seriamente sofferente. La postura del corpo, gli occhi e il contesto aiutano a differenziare questi due suoni molto simili.
Poi ci sono i cosiddetti suoni di protesta: gemiti, soffi e rumori nasali che indicano che l’animale preferisce stare per conto suo, ad esempio se ha i cuccioli o è in falsa gravidanza. alcuni conigli emettono questo genere di suoni per indicare che non amano essere sollevati.
Più gravi sono i grugniti e i ringhi, a volte sottolineati da un percettibile sbattere dei denti: un coniglio che vocalizza in questo modo, spesso battendo insieme le zampe anteriori sul pavimento, potrebbe in breve passare a metodi più diretti…
I conigli comunicano molto con i piedi, in effetti: tutti conosciamo il sonoro battere uno o entrambi i piedi per richiamare l’attenzione su uno stimolo esterno potenzialmente pericoloso (un estraneo, ad esempio) o anche su di sé. In altri casi il coniglio batte i piedi per segnalare contrarietà, ad esempio a un odore che non gradisce, o anche al fatto che quel tipo in camice bianco si sta prendendo troppe libertà.
I piedi servono anche per danzare: i conigli esprimono la loro gioia con una elaborata danza di salti e corse in circolo. Correre in circolo attorno ai piedi è invece un segnale mutuato dal rituale di corteggiamento che però ha perso in parte il significato sessuale essendo mantenuto anche da soggetti sterilizzati.
Infine la lingua e i denti. Come si leccano fra loro, i conigli leccano i loro compagni umani per manifestare affetto e rafforzare il mutuo legame; uno scambio di tenerezze spesso è sollecitato da segnali di ricerca di attenzione come colpetti col naso o anche morsetti e bassi suoni gutturali. Altre volte un piccolo morso segnala contrarietà o paura, come ad esempio di essere sollevato in maniera maldestra.

Interazione con i bambini

La decisione di adottare un animale da compagnia per accontentare un bambino è frequente, ma bisogna tener conto di diverse cose quando la scelta cade su un coniglio. Innanzitutto un bambino in età prescolare o elementare probabilmente non è in grado di accudire correttamente a un coniglio senza incorrere in disattenzioni o errori anche fatali. La responsabilità dell’animale deve essere quindi sempre dell’adulto, anche se il piccolo proprietario col tempo imparerà da questi piccoli doveri ad assumersi delle responsabilità. Inoltre il temperamento nervoso e apprensivo dei conigli non li rende molto adatti a spartire o spazio con i piccoli umani entusiasti e chiassosi, che istintivamente tendono a manipolare e portare i giro i loro animaletti.
L’adulto di casa deve quindi attentamente supervisionare i rapporti fra bimbi e conigli, imparando a riconoscere dal linguaggio corporeo dell’animale quando esso sta effettivamente godendo della compagnia dei piccoli e quando invece essa è per lui uno stress.
La prima cosa da fare è insegnare ai bimbi la giusta maniera di coccolare un coniglio e di giocare con lui; spiegate senza sgridarlo che i trattamenti rudi allontaneranno da lui il suo animaletto e che invece la gentilezza e la pazienza lo faranno avvicinare. Alcuni bambini possono essere troppo vivaci o non sufficientemente maturi per capire questi concetti o per seguire queste regole e quindi può essere sensato scegliere un animale diverso o aspettare un po’ di tempo prima di adottare qualunque pet.
Un’altra cosa da chiarire è che ai conigli non piace essere presi e portati in giro, e che i rapporti con essi si intrattengono sul pavimento; spiegate anche che quando saranno più grandi impareranno a farlo ma che prima devono dar prova di gentilezza e autocontrollo. Un coniglio di taglia grande è più adatto per i bambini perché cade meno nella categoria del giocattolino da tenere sempre in mano, allo stesso modo per cui un robusto labrador è più adatto per i piccoli di un delicato e nervoso yorkshire.
Quando il coniglio comincia ad andare in giro per casa, è importante che abbia modo di ritirarsi in pace quando ne sente il bisogno e che ai bambini sia ben chiaro che quando l’animale è stanco o spaventato ha il diritto di riposarsi. Posizionare la gabbia contro un muro o dietro un cancelletto in modo che il coniglio possa raggiungerla ma il bimbo no è un’utile garanzia che la regola venga rispettata.
Il coniglio medio non ama i party :-) quindi è bene far sparire gli animaletti di casa in occasione di feste di compleanno e simili; invece se vengono uno o due amichetti si può mostrare loro il coniglietto e consentire gioco e coccole ma sempre sotto controllo. Nessun animale domestico dovrebbe esser lasciato insieme a bambini senza sorveglianza per evitare incidenti da entrambe le parti.

Rapporti con altri animali

Intrattenere rapporti con altri individui è parte importante della vita di un animale sociale come il coniglio. Conigli tenuti insieme possono sviluppare un forte legame, soprattutto se di sesso diverso, e manifestarlo dormendo insieme e con interminabili sedute di coccole e pulizie reciproche. Alcuni conigli sembrano aver dimenticato in parte le naturali capacità sociali della loro specie e a volte ci vuole molta pazienza per indurli ad accettare compagni della loro specie; la sterilizzazione è comunque una premessa indispensabile per una casa multilapinica. Anche così, l’introduzione di due animali di sesso diverso spesso sfocerà in un corteggiamento appassionato… che è comunque meglio di una zuffa furibonda! converrà in ogni caso preparare il terreno consentendo agli animali di annusarsi fra le sbarre della gabbia, invertendo le gabbie e consentendo periodi di libertà alternati in una stanza, cosicché i futuri compagni possano abituarsi al reciproco odore; dopo una settimanella si può tentare un primo incontro. Un po’ di corse in tondo e qualche ciuffo di pelo che vola è normale all’inizio, ma se la situazione dovesse farsi pesante è bene munirsi di uno spruzzino e di guanti e separare i due contendenti. Se invece dopo le prime scaramucce i due siedono ai due angoli della stanza e cominciano a pulirsi, di solito non manca molto al momento in cui passeranno a pulirsi reciprocamente. Se l’amicizia ci mette un po’ a istaurarsi, condividere situazioni di lieve stress, come ad esempio un viaggio in macchina, può aiutare lo stabilirsi di un legame; vale comunque la pena di insistere perché, una volta che si è raggiunto lo scopo, apparirà evidente come i nostri animali sono più felici e sereni di quando erano singoli.
I conigli sviluppano relazioni con altri animali di casa, e possono instaurare con essi una gerarchia sociale che vede un coniglio sicuro di sé tentare di dominare gli altri membri della famiglia, umani compresi. Gatti e conigli possono farsi buona compagnia, e ci sono gatti o conigli che non amano affatto i membri della loro stessa specie ma vivono in armonia con quelli dell’altra. Se si evita l’introduzione di un coniglietto molto piccolo a un gatto adulto o di un gattino a un coniglione di 5 kg la probabilità che i due animali si facciano del male è molto remota purchè entrambi abbiano le unghie tagliate corte.
Più delicato è il rapporto con i cani. Se è vero che è molto più facile convincere un cane rispetto a un gatto ad accettare un nuovo membro del gruppo, è anche vero che l’istinto ad inseguire del cane può rispuntare all’improvviso e che un singolo errore può essere fatale: per questo è più facile portare un coniglietto in una casa dove vive già un cane (purchè esso sia ben educato e correttamente socializzato) che introdurre un giovane cane irruento dove già viva un coniglio che non ha esperienza con un grande predatore. E’ fondamentale se si vuole avere successo in questa convivenza essere sicuri che il cane veda il coniglio come un membro del branco (e non solo come un oggetto del padrone su cui è posto un veto) e inculcare bene nella testa del cane che i giochi di inseguimento col coniglio non sono permessi, anche se il coniglio probabilmente li stimolerà. Con le razze tranquille si può anche giungere ad una affidabilità completa, tanto da lasciare gli animali soli per periodi di tempo indeterminati; con razze ad alto istinto predatorio come i terrier, i segugi e molti cani da difesa probabilmente è più sicuro limitarsi a periodi di gioco sotto sorveglianza. Come quando si introduce un bambino a un cane, è importante che la presenza del coniglio per il cane sia sempre fonte di relax e di coccole e non di frustrazione, per evitare l’insorgere di sentimenti negativi verso il nuovo membro del branco che lo allontana dal padrone: per questo è saggio aspettare che l’abitudine a vedere il coniglio dietro le sbarre della gabbia assopisca l’impulso predatorio in modo da non dover riprendere il cane severamente quando si tenterà il primo incontro “libero”.
Un compagno meno impegnativo per un coniglietto solitario è il porcellino d’india. Queste due specie hanno bisogni fisici e psicologici abbastanza simili e condividono spazi abbastanza sovrapponibili, per cui stanno piuttosto bene insieme. Le cavie tendono mediamente ad essere più timide (anche per differenza di taglia) quindi i conigli destinati a convivere con loro devono essere sterilizzati onde limitare atteggiamenti aggressivi e pesanti approcci sessuali.

Consigli generali e problemi particolari

Rinforzo positivo
E’ oramai opinione comune che i l’apprendimento procede molto piu velocemente e con migliori risultati se sostenuto da premi piuttosto che da punizioni. Questo è ancora più vero per una specie come il coniglio caratterizzata da marcate reazioni di esitamento. Conviene quindi bandire dal rapporto con il coniglio ogni forma di rudezza e individuare invece un alimento che il nostro nuovo animale gradisce sopra ogni altro: quello dovrà essere somministrato con estrema parsimonia e solo per premiare un comportamento desiderato (uso della lettiera, risposta al richiamo, rientrare in gabbia, farsi prendere in braccio…)

Interazione fisica
Bandire la fretta è il segreto per conquistare la fiducia del coniglio. Quando arriva il nostro nuovo ospite, i primi giorni sarà meglio lasciarlo tranquillo in gabbia ad ambientarsi; dopo uno o due giorni potremmo cominciare a fargli sentire la nostra voce e il nostro odore attraverso le sbarre somministrando nel contempo dei premi in cibo. Solo successivamente l’animale potrà essere lasciato libero, ma non illudiamoci: anche il coniglietto che accettava golosamente l’insalata dalla nostra mano sarà probabilmente terrorizzato in uno spazio aperto con un mostro di 70 kg pieno di appendici volteggianti. L’approccio giusto sarà quindi quello di sedere fermi sul pavimento (leggendo magari, o telefonando) finchè non sarà lui ad avvicinarsi cautamente per investigare; allora troverà di nuovo l’odore familiare e l’atteso premio. Col tempo sarà possibile muoversi in maniera più naturale e prendere sempre più l’iniziativa nel contatto col nostro coniglio.

Bere dalla siringa
Questa è un’abitudine che il proprietario saggio introdurrà fino dai primi giorni. Il beccuccio di una siringa piena di acqua zuccherata o succo di frutta verrà intinto nello zucchero o nella marmellata e presentato al coniglietto. La prima volta aspettiamoci il familiare balzo disgustato di tutte le volte che tocchiamo il suo musino solleticoloso, ma appena si sarà reso conto che al solletico segue qualche sorsata di liquido dolce, imparerà ad apprezzare la siringa… cosa che ci faciliterà molto la vita quando sarà necessario somministrare al nostro animale una medicina o alimentarlo forzatamente.

Rosicchiare per casa
Il principale problema dato dalla libertà di un coniglio in casa è la compulsione di questi animali a esplorare l’ambiente coi denti e a rodere una grande varietà di substrati, fra cui cavi, oggetti di plastica e gomma, libri, tappeti, tessuti, tappezzeria e spigoli dei muri. Frequentemente i conigli attraversano periodi di passione per oggetti particolari (es. srotolare tutta la carta igienica) per poi dimenticarsene e rivolgere la loro attenzione ad altro. Questo comportamento è profondamente radicato nel coniglio e solo in parte può essere modificato dal nostro intervento. Il proprietario può tentare di dissuadere il coniglio dall’azione appena intrapresa battendo forte col piede per terra, premiando l’animale se desiste e offrendo qualcosa di alternativo, ad esempio un ramo. Per animali più testardi si può unire al suono e alla voce uno spruzzo d’acqua. Molti conigli però resistono ai tentativi di correzione scuotendo la testa e le spalle, con un gesto curiosamente simile al nostro fare spallucce: questi soggetti sono particolarmente sicuri di sé e per loro è meglio puntare su un perfetto “bunny-proofing”. I repellenti per cani e gatti o altre sostanze fortemente profumate tipo dopobarba o creme per massaggi funzionano con alcuni conigli; tuttavia è improbabile che da soli possano eliminare completamente il problema.

Comportamenti eliminatori inappropriati
Questo genere di problema di solito dipende da un errato addestramento durante l’infanzia. Molti neoproprietari “non hanno cuore” di confinare il coniglietto per le prime settimane dopo l’acquisto concedendo la libertà progressivamente: in questo modo però non si stabilisce il condizionamento ad usare la lettiera e l’animale sporcherà sul pavimento. Conigli non sterilizzati di entrambi i sessi inoltre usano urine e feci per marcare il territorio: pavimento, mobili, letti e divani e anche proprietario e altri animali di casa possono essere fatti segno di odorosi spruzzi di urina. Sebbene questo comportamento non sia atteso prima dei 4-6 mesi, occasionalmente anche cuccioli più giovani possono manifestarlo. La sterilizzazione chirurgica è la soluzione, tenendo presente che i miglioramenti sono veloci nei maschi (pochi giorni) mentre nelle femmine i comportamenti indesiderati possono continuare per qualche mese.

Pseudogravidanze, costruire il nido, aggressività legata a
Può verificarsi nelle femmine intere, che cominciano a strapparsi il pelo dall’addome, costruiscono un nido (aggravamento del rosicchiare in giro per casa) e difendono un’area circostante lo stesso in maniera notevolmente aggressiva. La sterilizzazione è fondamentale in questi casi, non solo per correggere il comportamento indesiderato, ma anche perché spesso queste fluttuazioni ormonali segnalano problemi a carico dell’apparato riproduttore come cisti ovariche o neoplasie uterine.

Aggressività verso le persone
I conigli hanno caratteri individuali e personalità. Espressione della personalità di un animale è la sua percezione all’interno della gerarchia sociale e il tentativo di migliorarla. Un comportamento aggressivo è spesso la soluzione che un animale trova a questo problema. In alcuni casi esso può essere inconsapevolmente insegnato dal proprietario stesso che reagisce esageratamente ai morsettini esploratori del cucciolo oppure a quelli di avvertimento di un animale più adulto, tipo “lasciami passare” o “mettimi giù”: se un animale realizza che mordendo suscita timore e rispetto, sicuramente lo rifarà e imparerà che quello è un modo facile ed efficace per ottenere ciò che desidera. In altri casi invece il comportamento aggressivo è determinato da stimoli ormonali: un maschio intero può mordere per frustrazione sessuale, molte femmine intere sono ciclicamente aggressive e sempre piuttosto possessive nei confronti della gabbia o della cuccia. La sterilizzazione è ovviamente la migliore terapia per queste forme. Se il comportamento di difesa del territorio parzialmente residua dopo la sterilizzazione, conviene all’inizio pulire la gabbia e la cuccia in assenza del “proprietario” per evitare stress ripetuti, e in seguito cominciare ad associare la presenza delle nostre mani nella gabbia con una leccornia. Più grande è la gabbia più facile è abituare il coniglio a condividerla temporaneamente con le nostre mani. Infine alcuni conigli possono essere dominanti per natura e imporre la propria personalità aggredendo e mordendo anche senza provocazione. Con questo genere di soggetti funziona bene un approccio stoico, ricambiando l’aggressione con coccole, leccornie e contatto corporeo: solitamente dopo un certo periodo le manifestazioni aggressive vengono sostituite da rituali di saluto seppure un po’ esuberanti.

Aggressività verso altri animali
L’aggressività verso i propri simili è in gran parte dovuta a contese gerarchiche e quindi non è del tutto eliminabile con la sterilizzazione. Una accorta, graduale introduzione aiuta a stabilire rapporti cordiali fra due conigli che non si conoscono; tuttavia anche animali abituati a convivere possono all’improvviso diventare competitivi e farsi anche seriamente male. allo stesso modo alcuni conigli (soprattutto femmine) possono non riuscire mai a convivere pacificamente e devono essere tenuti separati. può anche accadere che in un gruppo di conigli uno assuma il ruolo di paria, attaccato da tutti gli altri: questi soggetti non vengono aggrediti se lo spazio è sufficiente per mantenere le distanze, ma possono soffrire pesantemente se non ci sono mangiatoie, abbeveratoi e punti di riposo per consentirgli una vita normale senza interferire con i dominanti.
Una situazione potenzialmente molto pericolosa si realizza quando un coniglio sicuro di sé cerca di dominare il pastore tedesco di casa, illuso anche dal fatto che il cane si è sempre contenuto per obbedienza al padrone. In generale è sempre sconsigliato lasciare un coniglio e un cane da soli, il coniglio tende a essere invadente e incalzante nelle sue profferte sociali e può suscitare nel cane reazioni difensive o di avvertimento che possono essere molto pericolose anche senza intenzione da parte del cane.
Naturalmente questo è solo uno schema di massima, poi sarà la convivenza col singolo coniglio a insegnarci il suo peculiare modo di comunicare: tuttavia un po’ di pazienza per imparare una nuova lingua è indispensabile all’inizio della convivenza.

dott. Alessandro Melillo, Clinica veterinaria OMNIAVET – Roma

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Come abituare il coniglio a fare i bisogni in cassetta

Posted marzo 15th, 2010 by Protty

di Alessandro Bellese, Med. Vet.
[Si ringrazia l'autore per la gentile concessione alla pubblicazione]

In linea di massima i conigli scelgono istintivamente uno o pochi posti (generalmente angoli) per urinare e depositare la maggior parte dei pellet fecali. Per quanto riguarda l’urina, per abituare il coniglio ad urinare in un determinato posto, spesso basta solo mettere una cassetta all’interno della gabbia nel punto in cui ha già deciso di sporcare. Per le feci, generalmente è sufficiente fornire al coniglio un posto dove si senta sicuro e che sappia non possa essere invaso da altri. Risulta molto importante quindi che la gabbia diventi a tutti gli effetti la sua tana. Ci sono però dei fattori che condizionano queste positive abitudini. Tali fattori possono essere propri dell’animale (età, funzionalità ormonale, stato di salute etc.), oppure esterni ad esso (gestione della gabbia, tipi di cassetta e lettiera, stress etc.).

INFLUENZA DELL’ETA’

In linea di massima i conigli adulti sono più facili da educare rispetto ai giovani, soprattutto se molto giovani. La capacità di imparare di un coniglio aumenta con la crescita e l’esperienza. Inoltre l’istinto territoriale proprio degli adulti, se correttamente orientato già indirizza l’animale a depositare feci ed urine vicino alla tana.

INFLUENZA DELLA STERILIZZAZIONE

I conigli raggiungono la maturità sessuale a 4-6 mesi, a questo punto l’influsso ormonale fa si che inizino a marcare il territorio, che si manifesta spesso con spruzzate di urina su varie postazioni del presunto territorio La sterilizzazione (sia nel maschio che nella femmina) diminuisce fino ad eliminare questa necessità. Quindi l’evacuazione fisiologica verrà più probabilmente effettuata sulla cassetta da lettiera.

TIPI DI LETTIERA

Quando si sceglie il tipo di lettiera bisogna tenere in mente che:

· Spesso i conigli passano molto tempo sulla lettiera della cassetta
· I conigli assaggiano sempre qualche pezzo di lettiera
· L’urina di coniglio ha un odore molto forte

Le lettiere consigliate sono di materiale organico, in particolare fatte di erba medica, avena, carta etc.
Si può utilizzare il fieno, in questo caso va cambiato frequentemente in quanto il coniglio lo mangia.

Sono sconsigliate le lettiere di legno morbido resinoso come segatura di pino o cedro, poiché le esalazioni emesse sembra possano causare danni epatici.
Altresì sconsigliate sono le lettiere per gatti , alcune delle quali sono state associate ad intossicazione da zinco.

PRO E CONTRO DI VARI TIPI DI LETTIERA

· Lettiere d’argilla: polverose, l’aspirazione di tali polveri può predisporre a polmoniti. Le sostanze deodoranti contenute possono essere tossiche
· Lettiere agglomeranti: se ingerite o aspirate possono agglomerarsi nell’apparato digerente o respiratorio del coniglio.
· Segatura di cedro: le esalazioni possono causare danni epatici

· Tutolina: può andare bene ma non controlla bene gli odori
· Fogli di carta da giornale: buon potere assorbente ma non controlla gli odori
· Segatura di pioppo: sicura e buon potere assorbente
· Pellet di polpa di carta: buon potere assorbente ed un discreto controllo degli odori
· Pellet di erba medica o avena: controlla bene gli odori, ma mangiato in quantità eccessiva può causare problemi
· Pellet per alimentazione conigli: sconsigliato per conigli in soprappeso
Considerazioni sull’uso dei pellet alimentari come lettiere

· Un coniglio giovane userà normalmente e la lettiera e la sua ciotola sia per prendere il cibo, sia per fare i bisogni.
· Per accelerare i tempi di apprendimento è utile spostare il più spesso possibile il cibo sporcato nella lettiera e lavare la ciotola del cibo ogni volta che si aggiunge nuovo cibo.
· In linea di massima i conigli mangiucchiano i pellet nella lettiera quando sono appena messi e freschi, quando si sporcano perdono di interesse.
· Alcuni conigli urinano e defecano nelle loro ciotole del cibo volontariamente. Questo soprattutto in un coniglio recentemente introdotto in un nuovo ambiente rappresenta un avvertimento per gli intrusi: “questo è il mio piatto!!!”.


TIPI DI GABBIA

La grandezza della gabbia è importante, deve essere sufficientemente ampia per contenere comodamente la cassetta dei bisogni, i contenitori per il cibo, i giochi etc., e da permettere al coniglio di muoversi e distendersi completamente.
La cassetta dei bisogni và posta nell’angolo dove già il coniglio và ad urinare.
Il coniglio di solito deposita i pellet fecali all’interno della gabbia e tutto attorno ad essa, per marcarla come propria. Questo non significa che non ha imparato a fare le feci nella cassetta.
E’ molto importante che il coniglio identifichi la gabbia come di sua proprietà, cosicché quando la lascia per il più ampio mondo della casa, distingua quest’ultima dalla propria tana (la gabbia) ed eviti di marcarla.
Per favorire questo riconoscimento è molto importante “rispettare” la tana:

· Lasciare che il coniglio esca dalla gabbia di propria volontà, senza cercare di catturarlo fino a che si trova all’interno.
· Quando si trova all’esterno non bisogna catturarlo e metterlo forzatamente dentro, altrimenti la gabbia diverrà una prigione e non una casa. Bisognerà invece indurlo ad entrare “volontariamente”, per esempio incalzandolo verso la gabbia dicendo una parola chiave o facendo un rumore a cui possa associare il significato “è ora di rientrare”, come “nanna” o il battito delle mani (o entrambi).
· Se sono testardamente impuntati a non voler entrare, li si può portare davanti alla porta aperta della gabbia spingendoli ad entrare (senza cacciarli direttamente dentro)
· Effettuare le operazioni di pulizia della gabbia e degli accessori (ciotola, beverini etc.) dopo che il coniglio è uscito dalla gabbia.
· Stesso discorso vale per il riempimento delle ciotole del cibo, è bene che siano molto vicine alla porta, in modo da limitare l’ingresso delle mani e delle braccia all’interno della gabbia (invasione di territorio). Oppure effettuare l’operazione quando il coniglio è “fuori casa”.

Stesse regole generali valgono anche quando i conigli non vivono in gabbia, ma hanno a disposizione uno spazio nella casa. Bisogna identificare il loro territorio, segnarne i confini e rispettarlo.
Anche se si ha intenzione di lasciare il coniglio libero per casa è bene iniziare con piccoli spazi a disposizione.
Inizialmente si lascerà il coniglio libero in un piccolo spazio attorno alla gabbia aperta. Quando si sarà bene abituato a questa situazione (utilizzo della gabbia per mangiare, dormire e fare i bisogni) si concederà gradatamente più spazio. Se viene messo a disposizione da subito uno spazio eccessivo, dimenticherà dov’è la sua tana o non riconoscerà più la gabbia come tale e considerando tutta la casa come tana perderà le buone abitudini di utilizzo della gabbia.


COME ABITUARE NELLA PRATICA IL CONIGLIO AD UTILIZZARE LA CASSETTA DEI BISOGNI

I conigli imparano facendo la cosa giusta ed essendo ricompensati per questo e non tramite errori e punizioni, bisogna quindi metterli nelle condizioni di poter fare solo la cosa giusta.

Due punti essenziali nell’insegnamento ad usare la cassetta da lettiera sono:

· Attenta osservazione
· Tempismo

I conigli generalmente “dicono” dove e quando vogliono eliminare.
In genere eliminano pochi secondi dopo essere usciti dalla gabbia o dopo aver fatto l’ispezione preliminare dei dintorni.
Molti conigli manifestano segnali corporei come indietreggiare verso un angolo, alzare la coda e rilassare leggermente le orecchie.
In alcuni casi vanno direttamente dove hanno urinato il giorno prima.

Conoscendo questi segnali si possono tempestivamente disporre delle cassette dove serve e cercare di abituarli ad usarle costantemente.
Non serve a nulla metterli nella cassetta dopo che hanno urinato e defecato, anzi in questo modo gli si insegnerebbe ad andare nella cassetta dopo aver eliminato.

Ecco alcuni punti utili che possono risultare utili durante il periodo di “insegnamento”:

· Cominciare con una cassetta nella gabbia, ed una o più cassette nello spazio di libertà
· Se urina in un angolo della gabbia, diverso da quello dove è presente la cassetta, spostare quest’ultima su quell’angolo
· Non allarmarsi se usa la cassetta per distendersi. Anzi più utilizzano e divengono confidenti con la cassetta più facilmente la useranno.
· Una volta che il coniglio si sarà abituato ad utilizzare la cassetta nella gabbia, lasciarlo girare nell’area di libertà
· Se va in un angolo dove non c’è una cassetta, o solleva la coda nell’atteggiamento tipico, o produce un singolo suono battendo le zampe, portarlo gentilmente alla gabbia ed alla sua cassetta o ad un’altra cassetta dell’area di libertà. Questo và fatto gentilmente e con precauzione in modo da non dare l’impressione che la gabbia o la cassetta dei bisogni rappresenti una punizione
· Una manciata di fieno, di prezzemolo, di pellet, un pezzetto di mela o un gioco nella cassetta possono essere motivo di attrazione
· Quando avrà usato la cassetta le prime volte elogiare il coniglio e dargli un premio (alimento particolarmente gradito)
· Quando sarà abituato a fare i bisogni nella cassetta della prima stanza lasciata a disposizione, si può cominciare ad ampliare l’area esplorabile
· Questo processo deve essere attuato con calma e pazienza. Se l’area di libertà diviene ampia (magari a comprendere tutta la casa) sarà bene aumentare il numero di cassette dei bisogni
· Una volta che sarà abituato ed userà abitualmente le cassette si potrà cominciare a diminuirne il numero. Inizialmente più cassette si utilizzano meglio è.
· Conviene mantenere una certa routine giornaliera. I conigli sono animali piuttosto abitudinari.
Punizioni e rimproveri non servono nell’educazione dei conigli. In linea di principio bisogna far associare l’utilizzo della cassetta a qualcosa di piacevole e non a paura e punizioni.

Se il coniglio fa troppi errori spesso significa che almeno inizialmente ha troppo spazio libero a disposizione e poca supervisione. L’area di libertà in un coniglio non ancora abituato alla cassetta dovrebbe essere limitata ad una sola stanza contenente tante cassette. Una volta abituato ad usarle si riduce di numero e si amplia l’area di libertà fornendo il nuovo territorio di cassette.
Si deciderà poi se, quante e dove lasciare cassette oltre a quella all’interno della gabbia.

Alcuni conigli amano lanciare la loro lettiera fuori dalla cassetta, per ovviare a questo problema si può tentare utilizzando cassette coperte o diversi tipi di lettiera.


MINZIONE FUORI DALLA CASSETTA DEI BISOGNI

A volte i conigli emettono l’urina ad una certa distanza all’indietro, in questo modo questa finisce al di fuori della cassetta. In questi casi conviene:

· Utilizzare una cassetta coperta
· Alzare le sponde
SE IL CONIGLIO URINA O DEFECA APPENA FUORI DALLA CASSETTA DEI BISOGNI (SOPRATTUTTO SE PRIMA ERA ABITUATO AD UTILIZZARE LA CASSETTA DEI BISOGNI)

Le cause più comuni di questo comportamento sono:
· patologie urinarie
· problemi comportamentali
· territorialità

1. PATOLOGIE URINARIE

· Infezione/infiammazione delle vie urinarie
· Sabbia vescicale
· Calcoli vescicali
· Malattie renali

2. PROBLEMI COMPORTAMENTALI

Una volta eliminate le cause mediche vanno valutate quelle comportamentali. Generalmente la causale va ricercata in una rottura della routine come, riduzione o aumento improvviso del tempo a disposizione fuori dalla gabbia, ospiti per casa, introduzione di nuovi animali, spostamento della gabbia, eventi emozionali intensi (in positivo o negativo) etc.
Qualsiasi sia la ragione il coniglio si sente insicuro e cerca di ricostruire la propria fiducia sottolineando la propria firma by underlining her segnature (la firma è rappresentata dai pelet fecali nella gabbia e nella cassett, la sottolineatura da chiazze di urina e mucchietti di èpellet accanto alla cassetta ed alla gabbia). A meno che la causa non sia ancora in corso, nel qual caso può essere rimossa, la sua identificazione non è così importante. Il punto importante non è cosa ha scatenato l’alterazione comportamentale, ma l’abitudine che ne deriva. E’ importante agire al primo insorgere del problema, perché più tempo passa più il comportamento si fissa. Più la cattiva abitudine si ripete più è probabile che diventi una costante.

Come risolvere la situazione:

· Confinamento in gabbia e nell’area circostante
· Elogiare i comportamenti appropriati
· Ripetizione dei passi base dell’educazione alla cassetta
· Osservazione e vigilanza durante il tempo fuori della gabbia

Tale metodo non è necessariamente efficace al 100% poiché determina anch’esso una variazione della routine, cosa che spesso è causa dell’instaurarsi di una cattiva abitudine.
Purtroppo non vi sono alternative. L’importante è cercare di agire con cambi minimi alla routine.
Un trucco può consistere nell’aggiungere una cassetta dei bisogni nell’area di movimento libero, questa novità associata magari al posizionamento di qualche frammento di alimento particolarmente apprezzato al suo interno può invogliare il coniglio ad entrare nella cassetta per investigare. Una volta dentro, spesso fanno qualche bisogno, ed allora il gioco è fatto.
E’ importante comprendere che questo processo richiede tempo e possono essere necessarie settimane per ripristinare il comportamento corretto.

3. TERRITORIALITA’

L’introduzione di un nuovo coniglio può scatenare la minzione sul pavimento vicino alla cassetta, vicino alla porta della gabbia, etc. A volte l’abitudine al nuovo coniglio può far rientrare il problema.


MINZIONE DI PICCOLE QUANTITA’ IN GIRO PER LA GABBIA ANZICHE’ UTILIZZARE LA CASSETTA DEI BISOGNI

Anche in questo caso ci possono essere cause sanitarie e comportamentali.

L’emissione di piccole quantità di urina in giro per la gabbia può indicare un’infezione urinaria. In questo caso è necessaria una visita veterinaria.

Quando viene esclusa una causa sanitaria bisogna ricercare altre cause, che spesso sono riconducibili all’instaurarsi di una sensazione di insicurezza che spinge a marcare il territorio

COSA FARE SE IL CONIGLIO INSISTE AD USARE UN LUOGO DIVERSO DALLA CASSETTA PER URINARE

Nei casi in cui sono state eluse le causali sanitarie e comportamentali “patologiche”,spesso la cosa migliore è giungere ad una compromesso: mettere la cassetta dove ha deciso di fare i bisogni.

ERRORI PIU’ COMUNI CHE POSSONO PORTARE A DEI COMPORTAMENTI ELIMINATORI INAPPROPRIATI

LASCIARE IL CONIGLIO FUORI DALLA GABBIA SENZA SUPERVISIONE

In questo caso per quanto abbiamo già detto non si permette una corretta identificazione del territorio e non si riescono a correggere precocemente i comportamenti non voluti.

AVERE FRETTA

La fretta e l’ignoranza del normale comportamento del coniglio non permettono di trovare il giusto equilibrio tra le indiscutibili e naturali necessità dell’animale e la convivenza con l’uomo.

Alessandro Bellese © 2003-02-24

Ultimo aggiornamento 24/02/2003
BIBLIOGRAFIA
FAQ: Litter Training. House Rabbit Society. www.rabbit.org/faq/sections/litter.html

Che cosa vedono i conigli?

Posted marzo 15th, 2010 by Protty

Di Mike Chapman

(Wisconsin House Rabbit News)

[Si ringrazia Karla Ortman (Membership Coordinator & Newsletter Editor della
Wisconsin House Rabbit Society - www.wisconsinhrs.org)
per la gentile concessione alla traduzione e alla pubblicazione.

Karla mi ha scritto che l'autore dell'articolo è deceduto due anni fa;
la sua morte ha lasciato un profondo vuoto. Mike Chapman era un grande amico
dei conigli.]

Siamo abituati a guardare il mondo dalla nostra propria prospettiva.

Naturalmente, siamo portati a pensare che i nostri amici conigli vedano il mondo
allo stesso modo.

E’ veramente così?

Negli animali la vista si è sviluppata per incontrare una larga varietà di necessità che dipendono dallo stile di vita delle specie.

Per avere un’idea della prospettiva visuale del tuo coniglietto, giaci prono con il tuo mento sul pavimento. Anche ora, i tuoi occhi possono ancora essere sopra il livello degli occhi del coniglio. Noterai immediatamente che ogni cosa
è un ostacolo per la tua visione. Non puoi esplorare che una minima porzione dell’ambiente circostante.

Il campo di visione è l’angolo totale di visuale all’interno del quale possono essere percepiti gli oggetti. Nell’uomo questo angolo è di circa 180 gradi. Il coniglio, con i suoi grandi occhi sporgenti posizionati ai lati della sua testa, ha una visuale di quasi 360 gradi, e può vedere bene anche sopra la sua testa. Questo gli permette di vedere un pericolo giungere da qualsiasi direzione senza muovere la testa. A causa del posizionamento dei suoi occhi, il coniglio presenta un punto cieco nella visione di circa 10 gradi, direttamente davanti al suo naso e sotto il suo mento. Questo spiega la sua incapacità di trovare immediatamente una leccornìa che gli avete messo di fronte.

La percezione della profondità è un altro aspetto importante del vedere il mondo. E’ la capacità di determinare quanto sono lontane le cose. Questo è reso possibile dall’esaminare il mondo da due angoli diversi.
Negli umani, i cui occhi vedono frontalmente, c’è una grande sovrapposizione tra quello che vede ogni occhio. Questa sovrapposizione è interpretata dal cervello e quello che ne risulta è una vista tridimensionale del mondo.

I conigli scontano i loro vasti campi visivi con una sovrapposizione molto piccola fra le immagini viste da ciascun occhio. Di conseguenza, un coniglio ha solo un’area di 30 gradi direttamente davanti a sé in cui ha percezione della profondità, e di questa 10 gradi corrispondono al suo punto cieco!

Ci sono altri modi per misurare la distanza, e i conigli possono utilizzarli.
Uno è effettuare comparazioni fra segnali visivi nei particolari, simili a quelli che notiamo quando guardiamo una scena tridimensionale su uno schermo di televisione, bidimensionale. Tali segnali includono differenze di dimensione fra oggetti e lo sfocamento di oggetti lontani. Un altro metodo interessante che i conigli e altri animali, ad esempio gli uccelli, impiegano, è il muovere il capo su e giù durante l’osservazione di un oggetto lontano.
Se un oggetto è vicino, sembrerà che si sposti di più di quanto un oggetto lontano (effetto noto come parallasse), e può essere effettuata una valutazione della sua distanza.

L’acutezza visiva si valuta sulla base della modalità e della distanza in cui vengono messi a fuoco e riconosciuti gli oggetti. Questo è estremamente difficile da definire nei conigli, ma vi è consenso nel considerare che il muscolo (il corpo ciliare [un anello di muscoli e di vasi sanguigni posto fra l'iride e la coroide]) utilizzato per la messa a fuoco, nell’occhio dei conigli è abbastanza debole, e così la loro capacità di focalizzare un oggetto vicino è limitata; per converso la loro visione degli oggetti distanti è acuta.

Gli occhi dei conigli sono adattati per essere in grado di vedere abbastanza bene in condizioni di mezza luce, piuttosto che estremamente bene in piena luce o nell’oscurità. Questo è perché sono crepuscolari, essendo attivi all’alba e al crepuscolo, quando la luce naturale è debole. Ma diversamente dagli occhi di altri animali, che possono vedere con luce attenuata ma che hanno anche una discreta visione notturna, gli occhi dei conigli non hanno tapetum lucidum, la struttura retinica atta ad amplificare la luce che entra nell’occhio [questa struttura cellulare extraretinica è di fondamentale importanza per la visione notturna, è situata nello spessore della coroide, tra la coriocapillare e lo strato dei grandi vasi della coroide, ed ha una forma triangolare a base orizzontale].
Di conseguenza, i conigli non possiedono una buona visione notturna. Come conseguenza di questi fattori, è
probabile che il tuo coniglio ti veda in modo “granulare”: egli ti riconoscerà dalla tua forma e dal tuo modo di muoverti piuttosto che dai dettagli del tuo viso.
Se entri nella stanza portando qualcosa di abbastanza grande da modificare la tua forma, il tuo coniglietto molto probabilmente non ti riconoscerà e avrà paura.

Un altro componente dell’acutezza visiva è la capacità di distinguere i colori. Sembra che non ci sia alcuna informazione certa sulla visione dei colori nei conigli, ma sulla base di studi comportamentali alcuni scienziati
hanno ipotizzato che i conigli possano percepire il blu e il verde; tuttavia probabilmente essi vedono questi colori diversamente da noi. Se la retina degli occhi del coniglio fosse simile a quella del cane, la cui retina oculare presenta
solo due tipi di coni sensibili al colore invece dei tre della retina umana, e molti di meno per numero, allora lo spettro dei colori che potrebbero distinguere sarebbe assai limitato, e parte dello spettro sarebbe in scala di grigi.

[Nelle foto seguenti, vista del regno di Protty e degli altri Pròttidi,
prima nella visione umana, poi in una ipotetica visione cunicola. ]

Visione umana

Visione nel coniglio

Un punto importante da citare sull’occhio del coniglio, sebbene non si riferisca direttamente alla visione, è la funzione della “terza palpebra”. Molti animali, dagli anfibi agli uccelli fino ai mammiferi, possiedono una struttura conosciuta come membrana nittitante.
Il ruolo principale della terza palpebra è proteggere l’occhio da ferite e graffi. Chi ha conigli albini, i cui occhi chiari rendono la membrana molto visibile, ti potrà confermare che la membrana scende sull’occhio quando il coniglietto è impaurito. Nel coniglio, la terza palpebra aiuta anche a mantenere l’occhio umido; questo spiega perché i conigli battono le palpebre solo da 10 a 12 volte in un’ora. Molte domande sulla visione nel coniglio sono senza risposta. Quando un coniglio vuole vedere al meglio qualcosa, egli si girerà trasversalmente per guardare solo con un occhio. Ma l’occhio sull’altro lato della sua testa registra un’immagine completamente diversa.
Come elabora il cervello queste due immagini?
I Conigli, specialmente gli albini, “scandiranno”. Quando fanno questo, guardano come se le loro teste stessero vagando lentamente al lato, come avessero perso il controllo motorio. Perché lo fanno? Come interpreta un coniglio la sua immagine nello specchio, può la trasversalità dell’angolo visuale influire sulla sua capacità di riconoscersi? Quale ruolo, se esiste, gioca la visione nel modo in cui i conigli si riconoscono e comunicano l’un l’altro? Quel che sappiamo è che la visione nei conigli si è sviluppata per fare fronte alla vita di una specie predata. Sebbene la loro vista possa non essere molto dettagliata, i conigli sono assai abili nel riconoscere qualsiasi cosa intorno a loro, si tratti di una minaccia o di qualcosa di invitante.
Essi hanno effettivamente occhi dietro le loro teste.

Mike Chapman

Link
all’articolo originale

Riferimenti

Krempels, Dana M., What Do Rabbits See? House Rabbit Society: Orange
County Chapter Newsletter 5 (Summer 1996), 1.

[Su protty.it è disponibile la traduzione italiana]

Miller, P.E. and Murphy, C.J., Vision in Dogs, JAVMA 20 (15 Jan 1995),
1623-1634.

Smythe, R.H., Vision in the Animal World, St. Martin’s Press, New York
(1975).


Traduzione e immagini di Roberto Ellero

Link sulla visione negli animali e nell’uomo:

Che cosa vedono i conigli? [2°]

Posted marzo 15th, 2010 by Protty

Di Dana M. Krempels, Ph.D.
Traduzione di una delle fonti citate nell’articolo di Mike Chapman sulla visione nei conigli.
[Si ringrazia Dana Krempels (Department of Biology - University of Miami) per la gentile concessione alla traduzione e alla pubblicazione]

Molti “genitori” di conigli d’affezione sono curiosi di sapere come appare il mondo ai loro amici lagomorfi. Perché il mio coniglio fa difficoltà a trovare il cibo quando è proprio davanti al suo musetto?
Perché si allarma o si spaventa così facilmente se cammino nella stanza portando una scatola o la borsa della spesa?
I miei coniglietti sono in grado di riconoscere i colori?

La prima cosa da tenere a mente è che l’apparato della visione nel coniglio si è modificato sotto una pressione evolutiva completamente diversa da quella che ha plasmato i nostri occhi. Noi primati umani, come le cugine scimmie, abbiamo occhi posti frontalmente che consentono una visione binoculare e la percezione della profondità. Questo è essenziale per un animale originariamente adattato a saltare tra gli alberi. Inoltre, possediamo un’eccellente visione dei colori, caratteristica che aiutò i nostri antenati a reperire frutti maturi e gustose infiorescenze nella vegetazione della foresta.

Per converso, l’apparato della visione del coniglio non è progettato per reperire cibo o per i movimenti, ma per individuare velocemente ed efficacemente l’avvicinarsi dei predatori da quasi tutte le direzioni. Gli occhi sono posti in alto e ai lati del cranio, consentendo al coniglio di vedere quasi a 360 gradi, ed anche sopra la testa. I conigli vedono bene da lontano, questo spiega perché vengono spaventati da un aeroplano che vola sopra la loro testa, mentre i loro amici umani possono a malapena vederlo. (Potrebbe essere un falco! corri via!)

Il prezzo che il coniglio paga per questo notevole campo visuale è un piccolo spazio cieco proprio di fronte al muso, ma le narici poste frontalmente e le larghe orecchie a cucchiaio compensano questa piccola falla nella percezione del predatore. In un animale dotato di visione binoculare, i campi visivi degli occhi si sovrappongono di alcuni gradi. L’area cieca centrale impedisce al coniglio la visione tridimensionale degli oggetti vicini. Quando il tuo coniglietto alza la testa e sembra guardarti “trasversalmente”, in effetti sta guardando diritto a te, per quanto è possibile ad un coniglietto. Presumibilmente, non possiede la facoltà di percepire – come i primati – la profondità, nella breve distanza.

Cosa si può dire sulla percezione dei colori? In generale, i vertebrati presentano nella retina due diversi tipi di cellule fotorecettore: bastoncelli e coni. I coni conferiscono l’abilità di percepire l’immagine in modo dettagliato, essi inoltre consentono di percepire molte lunghezze d’onda della luce come colori diversi. Ad esempio, noi umani abbiamo tre diverse categorie di coni – con massima sensibilità per le regioni rosse, blu e verdi dello spettro. La diversa sensibilità di ciascun tipo di cono ci consente di percepire diverse (visibili) lunghezze d’onda della luce come i colori dell’arcobaleno.

Studi sul comportamento – pubblicati nei primi anni ’70 – dicono che i conigli possiedono una limitata capacità di distinguere tra alcune lunghezze d’onda, percependole come colori diversi.
In particolare possono distinguere fra le lunghezze d’onda che noi intendiamo come “verde” e “blu”.
I conigli potrebbero non percepire il verde e il blu al nostro modo, ma sicuramente *possono* riconoscerli come distinti. Questo significa che essi hanno una limitata visione del colore, dovuta probabilmente a due diverse categorie di cellule cono (blu e verde).

L’altra tipologia di fotorecettori, i bastoncelli, conferisce un’alta sensibilità nelle situazioni di scarsa illuminazione, con una relativamente bassa definizione (per esempio, una immagine “sgranata”). La retina del coniglio presenta un rapporto molto più alto di bastoncelli rispetto ai coni, a confronto con la retina umana. Sebbene un coniglio possa vedere più distintamente di un umano, in condizioni di bassa luminosità, la sua immagine poco illuminata presenta una definizione (acutezza) molto povera, rispetto alle immagini diurne generate dalla nostra retina di primati, ricca di coni.

Ora potresti chiederti: “Il mio coniglietto mi vede distintamente, o gli sembro soltanto una grande macchia?” Mentre leggi questa pagina focalizzi le lettere con solo una piccola parte della tua retina, chiamata fovea. Questa è una minuscola depressione a forma di cono presente nella retina, fiancheggiata da cellule cono per l’alta definizione.

Anche i conigli possiedono piccole aree della retina con più coni e bastoncelli. Tuttavia, questa area centralis non è concava, e ha una densità di coni di gran lunga inferiore rispetto alla nostra fovea. L’immagine che si forma nell’area centralis è relativamente “sgranata”, a confronto con quella generata dalla nostra fovea, ma è ottimale per i conigli. Utilizzando questa immagine, la tua voce, i movimenti del corpo e gli odori come segnali, il tuo coniglio può riconoscerti (il suo umano prediletto) – fino a che non starai portando una terrificante scatola che modifica la tua forma familiare!

Sapere qualcosa di più su come un’altra creatura vede il mondo ci consente di avvicinarci di un passo alla comprensione del suo comportamento – e di correggere il nostro per rendere la vita più felice per tutti.
Ricordalo la prossima volta che il tuo coniglio ti guarderà con i suoi profondi, antichi occhi.

copyright 1998 – Dana Krempels

Link all’articolo originale


Leggi l’articolo di Mike Chapman sullo stesso argomento

traduzione di Roberto Ellero

La retina nel coniglio

Posted marzo 15th, 2010 by Protty

Questo articolo è un approfondimento relativo ai due saggi dedicati alla visione nel coniglio, di Mike Chapman e Dana Krempels, di cui si consiglia la lettura per affrontare questa analisi sulla retina nel coniglio. Si tratta di un testo specialistico, ma anche i profani possono scoprire informazioni interessanti.

Le cellule ganglionari nel coniglio (parte de L’organizzazione della retina e l’apparato visivo, progetto WebVision, di Dr. Helga Kolb, Dr. Eduardo Fernandez, Dr. Ralph Nelson, Bryan William Jones ) [i link rimandano alle pagine originali in inglese]
La finalità del progetto WebVision è raccogliere le più recenti acquisizioni nella conoscenza e comprensione della retina nei mammiferi.

Si ringrazia la Dr. Helga Kolb per la gentile concessione alla traduzione e alla pubblicazione.

Le cellule ganglionari nel coniglio

La retina del coniglio è stata studiata approfonditamente, poiché si tratta di una retina più accessibile, per isolamento, colorazione e conservazione, rispetto alla retina di altri mammiferi. La retina può essere isolata e tenuta in vita per ore di studi sperimentali mediante semplici tecniche di perfusione. La retina del coniglio è stata originariamente studiata per la proprietà di selettività direzionale delle cellule ganglionari. Per il fatto che questa retina è specializzata nella visione, si scoprì ben presto che molte delle cellule ganglionari sono sensibili al moto e alla direzione dei movimenti degli stimoli visivi (Barlow and Levick, 1965).

E’ interessante che non ci sia stata una classificazione sistematica dei diversi tipi di cellule ganglionari nel coniglio, basata su tecniche morfologiche come per l’apparato del Golgi [rif.]. Tuttavia, la colorazione intracellulare e approcci fisiologici hanno prodotto un assai efficace schema di classificazione che ha oggi preso il posto di uno studio analogo al Golgi.

Le cellule ganglionari [rif.] sono equivalenti ai tipi ON e OFF-alpha nei gatti, e sono presenti anche nel coniglio (Peichl et al., 1987; Amthor et al., 1989a). Hanno entrambe simile fisiologia, e simili sono la dimensione del campo dendritico e la forma, sebbene nel coniglio il loro corpo cellulare non sia di fatto così largo come nella retina del gatto. Gli equivalenti tipi di cellula beta nel coniglio sono un po’ meno chiari. Le cellule che rispondono con una organizzazione di campo ricettiva concentrica prolungata lineare e attiva, a coppie ONcenter e OFFcenter, sono state osservate nel coniglio, e il loro aspetto è abbastanza simile alle cellule periferiche beta del gatto. Esse hanno, però, dimensioni minori, ancora come nel confronto delle cellule alfa (Amthor et al., 1989a). Poiché non è stata ancora vista una cellula con una esattamente uguale morfologia, come una cellula beta centrale, anche nel visual streak [striscia visiva, fasci di fibre nervose con andamento a striscia] della retina di coniglio (Amthor et al., 1989a), alcuni suggeriscono che non c’è un vero equivalente della cellula beta nel coniglio (Wassle and Boycott, 1991). E’ una questione aperta ancor oggi, perché l’apparato visivo del coniglio è organizzato diversamente rispetto a quello del gatto, con una striscia orizzontale nella retina, senza sovrapposizione binoculare del campo visivo e proiezioni ai centri visivi nel tectum piuttosto che nel geniculo-striate.

Altre cellule ganglionari del coniglio, con fisiologia a campo recettivo concentrico, ma dal pattern di risposta meno attivo, sono state dimostrare in Amthor e coautori del lavoro (1989a). Molti di questi tipi sono similari ai tipi di cellula non-alpha/non-beta, nella morfologia del gatto. Tuttavia, la correlazione fra la fisiologia delle cellule ganglionari delle due specie è difficile da stabilire attualmente. Alcuni confronti fra cellule ganglionari della retina umana e quelle del coniglio sono stati effettuati da Kolb (Kolb et al., 1992). E’ interessante notare che esistono un numero molto maggiore di analogie fra tipi di cellule ganglionari nel coniglio e nello scoiattolo [California ground squirrel] (Linberg et al., 1996).


Fig. 1. ON-OFF directionally selective ganglion cell of rabbit retina
[clicca l'immagine per ingrandirla]


Fig. 2. ON-directionally selective ganglion cell of rabbit retina

I più inusuali tratti distintivi dei recettori della retina del coniglio sono le cellule ganglionali sensibili al moto, all’orientamento e alla direzione (Amthor et al., 1989b). Le cellule ganglionari a doppio strato ON-OFF directional selective (DS) della retina del coniglio hanno suscitato molto interesse, in particolare perché molti aspetti dei percorsi nervosi sono stati chiariti (figura 1). Ad esempio, le cellule amacrine contenenti acetylcholine [rif.], anche dette starburst cells, sono le cellule di maggiore input (Masland, 1984; 1988; Famiglietti, 1987; 1991). Gli effetti degli antagonisti dell’acetilcolina, per lungo tempo, sono stati considerati causa della perdita della selettività direzionale nella retina del coniglio, e anche le cellule amacrine contenenti GABA [acido gamma aminobutirico] ne sono state considerate causa (Wyatt and Daw, 1976; Daw and Ariel, 1981). L’aspetto affascinante della selettività ON-OFF direzionale delle cellule ganglionari nel coniglio è che sono bistratificate e presentano i due strati dei loro dendriti orientati in modo ortogonale l’uno rispetto all’altro (figura 1). L’orientamento dell’albero dendritico esterno (ad es. lo strato OFF dei dendriti) è portato ad adeguarsi alla direzione preferenziale rispetto alla reazione della cellula a un oggetto in movimento (Amthor et al., 1989b).


Fig. 3. Direction and orientation selective ganglion cells of rabbit retina
[clicca l'immagine per ingrandirla]


Fig. 4. Uniformity detector and local edge detector ganglion cells of rabbit retina

L’altro tipo di di cellule selettive per direzione, nel coniglio, è il tipo ON-center, e il suo albero dendritico ad un solo livello in sublamina b (ON layer of the IPL) non è orientato – come ci si aspetterebbe – secondo la direzione preferenziale (figura 2). Altri tipi di cellule ganglionari, importanti e ben caratterizzati negli studi di Amthor e collaboratori sulla retina del coniglio (1989b), includono recettori dell’orientamento, del bordo e dell’uniformità (in antitesi col contrasto) (figure 3 e 4).
Di particolare interesse è il fatto che ciascuno dei differenti tipi di cellule ganglionari abbia una morfologia ben distinta e diversa, primariamente con riguardo alla sottostruttura dei loro dendriti. Molti di essi presentano un’altra caratteristica in comune, essi mostrano un orientamento dell’intero albero dendritico lontano dal nucleo, con un pattern asimmetrico (figure 1-4). Tutti i dettagli di queste morfologie si possono reperire negli eleganti studi di Amthor, Takahashi and Oyster (1989a,b), che si consiglia di leggere.

Dr. Helga Kolb, Dr. Eduardo Fernandez, Dr. Ralph Nelson, Bryan William Jones
Progetto WebVision

Fonti citate:

Barlow, H.B. and Levick, W.R. (1965) The mechanism of directionally selective units in the rabbit’s retina. J. Physiol. (Lond.) 178, 477-504.

Peichl, L, Bühl, E.H. and Boycott, B.B. (1987) Alpha ganglion cells in the rabbit retina. J. Comp. Neurol. 263, 25-41.

Amthor, F.R., Takahashi, E.S. and Oyster, C.W. (1989a) Morphologies of rabbit retinal ganglion cells with concentric receptive fields. J. Comp. Neurol. 280, 72-96.

Amthor, F.R., Takahashi, E.S. and Oyster, C.W. (1989b) Morphologies of rabbit retinal ganglion cells with complex receptive fields. J. Comp. Neurol. 280, 97-121.
Wässle, H. and Boycott, B.B. (1991) Functional architecture of the mammalian retina. Physiol. Rev. 71, 447-480.

Kolb, H., Linberg, K. A. and Fisher, S. K. (1992) The neurons of the human retina: a Golgi study. J. Comp. Neurol. 318, 147-187.

Linberg, K.A., Suemune, S. and Fisher, S.K. (1996) Retinal neurons of the California ground squirrel, Sperophilus beecheyi: A Golgi study. J. Comp. Neurol. 365,173-216.

Masland, R.H., Mills, J.W. and Cassidy, C. (1984) The functions of acetylcholine in the rabbit retina. Proc. R. Soc. Lond. [B] 223, 121-139.

Famiglietti, E.V. (1987) Starburst amacrine cells in cat retina are associated with bistratified, presumed directionally selective, ganglion cells. Brain Res. 413, 404-408.

Wyatt, H.J. and Daw, N.W. (1976) Specific effects of neurotransmitter anatagonists on ganglion cells in rabbit retina. Science 191, 204-205.

Daw, N. W. and Ariel, M. (1981) Effect of synaptic transmitter drugs on receptive fields of rabbit ganglion cells. Vision Res. 21,1643-1648.


Traduzione di Roberto Ellero

Ugo e la convivenza con cani e gatti

Posted marzo 15th, 2010 by Protty

[Mai visto un feeling così fra coniglio gatto e cane! Il racconto di Ugo è eccezionale e ci sono foto imperdibili.]

Arrivai a casa di Monica, colei che sarebbe diventata la mia umana, quasi nove anni fa.
Ebbene sì sono il nonno di tutti i conigli. Anzi la nonna, visto che la mia umana, dopo avermi guardato in faccia – e solo in faccia – un paio di volte mi disse “non puoi che chiamarti Ugo”.
E il mio nome non cambiò più, nemmeno di fronte all’evidenza…


Prima di tutto le fotografie di Ugo, Alice e Diana!
(clicca il link per vederle)

All’inizio fu dura: c’era un animalone grossissimo che mi terrorizzava. La prima volta che l’umana mi portò in giardino, l’animalone mi corse dietro e mi bloccò con le sue enormi zampone. Io feci “kiiii kiiiii kiiiii” disperatamente, certa di essere ormai la sua preda. Ma quello iniziò a leccarmi fino a ridurmi fradicio come un pulcino. Fu abbastanza disgustoso, ma sempre meglio che essere pappata.
Da allora ho capito che Diana, l’animalone, razza pastore tedesco,
ha un debole per me: mi tratta come un cucciolo, mi lecca, mi ribalta con il muso, e se non sottostò ai suoi voleri mi blocca con le zampe. A me la cosa dà parecchio fastidio, una sua leccata equivale a farsi la doccia e poi con quelle zampacce mi schiaccia e mi fa male. Ma so che non lo fa apposta, non si rende conto di quanto è grossa e pesante in confronto a me. Io comunque cerco di tenermi alla larga da quei piedoni, e mi faccio avvicinare solo quando sono in luogo che mi fa sentire sicura e protetta dalla sua mole. Quando poi con quella lingua diventa troppo insistente e arriva a succhiarmi la testa come fossi un lecca-lecca, allora mi ribello e ringhio e fingo di attaccarla. E funziona: o lei è molto fifona o io sono molto credibile!

All’inizio non fu facile nemmeno con Alice, la gatta di casa: dolcissima ma un po’ isterica. Tra noi ci fu subito un equivoco: io ero piccolissima, la scambiai per la mia mamma e mi avvicinai fiduciosa; lei mi scambiò per un topo, e iniziò a guardarmi con lo stesso sguardo da predatore di quando adocchia un ignaro uccellino. Ma l’umana mi protesse con le sue mani e da allora Alice capì che non ero da mangiare, che ero entrata a far parte della famiglia. Dopo avermi annusata a lungo mi adottò e finché fui piccolina mi permise di rintanarmi contro la sua pancia; anche ora che sono un colosso e siamo entrambe molto vecchie è sempre tanto affettuosa con me: se le vado vicino mi lecca la testa e a me piace molto, ha una lingua asciutta e ruvida che mi gratta come piace a me (vedi la foto).
Alice ha una figlia di nome Luna che quando ero piccola era gelosa e mi dava le zampate sulla testa; quando sono diventata grossa quasi come lei ha iniziato a considerarmi una compagna di giochi e nella bella stagione ci divertiamo un sacco a inseguirci in giardino.
Lei è più veloce, ma quando mi raggiunge io ringhio e faccio una zompatina in verticale: questa cosa la spaventa moltissimo… o forse fa finta e sta al gioco.
In fondo se solo lo volesse potrebbe farmi davvero male con quegli artigli!

Ugo

Ho  passato una serata intera a guardare impotente Cleo che si strappava il  pelo con foga e difendeva il nido con un’aggressività che non credevo  possibile in un coniglio…
Poi è ritornata la mia tranquilla  coniglietta di sempre.

Come  ogni mattina sono andata a salutare il suo morbido musetto, lei mi  aspettava in gabbia impaziente di uscire a fare colazione: una carezzina  sulla testolina, una bacino al naso, il tempo di svegliarmi  completamente e poi avrei potuto darle tutte le attenzioni che merita,  ma…
Sorpresa!
Una matassa di pelo grigio e bianco grande come  il palmo di una mano era ammassato in un angolo della gabbia…
Mi è  mancato il fiato, lei mi guardava con aria tranquilla e innocente, come  se quel pelo fosse arrivato nella sua gabbia trasportato dal vento.
So  che i conigli si strappano il pelo quando preparano il nido per i  cuccioli e visto che non frequenta coniglietti maschi (avrà organizzato  una festa in mia assenza?) rimaneva una sola soluzione: una gravidanza  isterica…
Terrore e sconforto. Che fare?

Appena arrivata in  ufficio ho lanciato un SOS sul forum e ho avuto la conferma delle mie  paure, era una gravidanza isterica e l’unica cosa da fare era sopportare  i suoi sbalzi d’umore ormonali e attendere la fine della tempesta…

Di  ritorno a casa, la piccola monella mi aspettava in camera tranquilla:  nessuna matassa sospetta in giro e nessun segno di nervosismo. Mi girava  intorno tranquilla in attesa delle verdurine e delle coccole.
Avevo  quasi iniziato a pensare che l’episodio non si sarebbe ripetuto quando  ad un tratto ha iniziato a strapparsi il pelo.
E stato tremendo, la  vedevo addentare la pelliccia sulla pancia o sui fianchi e tirare il  pelo, lo teneva in bocca e cercava un posto adatto a fare il nido.
L’ho  fatta entrare in gabbia ma appena ha visto lo sportello superiore  aperto ha spiccato un balzo, come non aveva mai fatto, ed è corsa fuori.
Ho  cercato di toglierle il pelo dalla bocca, per paura che soffocasse, con  il risultato di farla arrabbiare ulteriormente.
Mi sono meritata un  grugnito talmente forte da essere sentito anche nelle altre stanze e in  quel momento ho capito: voleva essere lasciata in pace, aveva da fare il  nido per i suoi cuccioli immaginari e io ero una minaccia.
Sono  andata in cucina lasciandola sola in camera e quando sono rientrata in  punta di piedi l’ho trovata nascosta sotto il piumone del letto…
Mi  veniva da piangere: la mia cucciolotta stava attraversando un momento  difficile e io non potevo fare assolutamente niente per aiutarla.
Ancora  oggi rivedo lo sguardo carico di rabbia di Cleo che mi grugniva contro.
Quando  l’operazione di costruzione del nido è finita, è uscita da sotto il  piumone e si è sdraiata sotto il letto ma sempre con espressione  arrabbiata.
Alle due di notte l’ho sentita bere in gabbia, sono  tornata in camera e lei mi guardava tranquilla mentre masticava un  fieno. Sembrava stupita della mia esitazione nell’avvicinarmi, si è  fatta accarezzare e si è sdraiata a riposare come se nulla fosse.
Era  tornata la mia Cleo di sempre.
Sotto il piumone aveva raccolto tanto  pelo da coprire il fondo di una scatola da scarpe!
La gravidanza  isterica è durata tre giorni.
Non sì è più trasformata in Mr. Hyde  davanti a me, ma ho trovato altre matasse di pelo tra il copriletto e il  piumone, tra il piumone e la coperta e tra la coperta e il lenzuolo; si  occupava di fare il nido mentre io ero in ufficio.
Per tutta la  settimana sono rimasta in allerta: ogni volta che si metteva a fare  toeletta mi aspettavo da un momento all’altro di vederla strapparsi il  pelo.
Ora aspetto con ansia l’appuntamento con il veterinario per  parlare di sterilizzazione.
Speriamo che questo sia quello giusto!

A.  Lisa

Molly mamma immaginaria

Posted marzo 15th, 2010 by Protty

Fin da quando era molto piccola la mia dolce Molly con  frequenza variabile di mesi, prendeva tanto tanto fieno in bocca e  iniziava a girare nella stanza e dentro la gabbia tenendo ben stretto  questo fascio di fieno tra le fauci, e finché non aveva deciso lei (dopo  almeno una mezz’oretta), non riuscivamo a farglielo togliere di bocca.

Io all’inizio non conoscevo proprio niente di coniglietti  nonostante avessi cercato di farmi una cultura in merito acquistando un  libro intitolato “manuale del coniglio nano” che non è servito proprio a  niente perché ho scoperto che riporta le solite notizie sbagliate  derivanti da anni di allevamento del “coniglio da forno” e quindi mi  stupivo del comportamento della piccola e avevo intuito che cercasse di  fare il nido, ma non sapendo dove altro informarmi avevo rimandato il  problema sperando che fosse una cosa normale e che lo dovesse fare.

E cosi è andata avanti circa un anno e mezzo durante  il quale almeno quattro volte Molly ha fatto la scena del fieno in bocca  per un paio di giorni.

Però in questo lasso di tempo io ho scoperto i siti di  coniglietti e ho letto delle gravidanze isteriche.

Per fortuna che ho letto giusto in tempo sul sito di  Protty la storia della coniglietta in gravidanza isterica che si  strappava il pelo, altrimenti quando la Molly lo ha fatto sarai morta di  paura.

Infatti due mesi dopo il compimento di due anni di  età, a fine Giugno, Molly ha avuto una crisi spaventosa.

La piccola ha iniziato come al solito prendendo il  fieno in bocca, questa volta però ha trovato dove fare il nido perché io  le avevo comprato una casetta di legno in aggiunta alla gabbia.

Sono iniziate le manovre per la costruzione del nido  ha portato il fieno dentro sistemando la lettiera come riteneva  migliore. Io mi stavo preoccupando molto, ma non vi dico che spavento  quando tornando dal lavoro ho trovato matasse di pelo a giro ovunque. E  non era finita qui, perché il giorno dopo ho assistito alla scena  straziante di vedere Molly che si strappava il pelo dalla povere pancina  ormai tutta rosa e dal sottomento che prima era così bello pieno di  pelo… Non sapevo come aiutarla e farla smettere, si stava straziando.

Il mio veterinario, che avevo già stabilito da tempo  che non ci capiva niente di coniglietti, mi ha detto che non si poteva  fare niente, che bisognava aspettare che gli passasse senza  preoccuparsi.

Ma come senza preoccuparsi??? Io avevo letto di  sterilizzazione!! Niente, lui toglieva solo gli attributi ai maschietti,  le femmine non si potevano operare.

Ho scritto a Protty per avere indirizzi di veterinari  esperti, ma quelli conosciuti erano tutti fuori dalla mia città e  specialmente a causa del traffico (non tanto della distanza reale) ci  sarebbe voluto un’oretta di auto per andare del veterinario;  considerando che Molly si spaventa dell’auto e si spaventa dal  veterinario non mi sembrava il caso di sommare le due paure in una volta  sola.

Quindi, visto che dopo circa 4-5 giorni sembrava  essere passata la crisi, ho tolto la casetta di legno (quando Molly non  era nella stanza)… era piena di pelo sapientemente amalgamato con il  fieno… che impressione, quanto pelo!!!!

Molly sembrava non essere stata assolutamente  disturbata dal fatto che le avevo tolto il nido e non lo cercava e ha  continuato a comportarsi normalmente.

Sembrava tutto finito.

Ma non era così.

Dopo un mese da un giorno all’altro sono gonfiate in  maniera impressionante le mammelle di Molly. Ho pensato al peggio.

Il mio veterinario ha detto che le era venuto il latte  in seguito alla gravidanza isterica e ha continuato dicendo che non si  doveva fare niente solo stare attenti che non le facesse infezione.

Sono andata su tutte le furie, ma come aspettare una  probabile infezione senza fare niente.

Disperata mi sono messa ulteriormente alla ricerca di  un veterinario esperto e ho fatto la cosa più semplice ho preso le  Pagine Gialle (non finirò mai di rimproverarmi di non averci pensato  prima), c’era solo 1 veterinario in tutta la città che riportava esperto  nella cura di piccoli animali e nell’elenco c’erano anche i  coniglietti.

Mi sono precipitata allo studio.

Il nuovo veterinario ha detto che era in piena  gravidanza isterica con la formazione del latte e che andava fatto  subito un ciclo di iniezioni di antibiotico perché non venendo succhiato  dai piccoli il latte le avrebbe fatto sicuramente infezione, dopodiché  passato questo problema l’unica soluzione era sterilizzarla con  intervento chirurgico, lui ne aveva fatto anche uno pochi giorni prima  ad un’altra coniglia.

Finalmente eravamo in buone mani.

A Settembre la piccola Molly è stata operata e dopo  due giorni di sofferenza per la ferita è stata subito bene e ha  ricominciato a correre e a saltare spensierata, sono stati incredibili i  tempi di ripresa: solo pochi giorni!

A saperlo subito, avrei evitato tante e tante  sofferenze alla piccola.

Ma tutto è bene, quel che finisce bene.

Leccatine a tutti da Molly

Supporto al tuo coniglio per la perdita di un compagno

Posted marzo 15th, 2010 by Protty

Traduzione di un articolo intitolato Pet Loss Support For Your Rabbit, di Marinell Harriman (House Rabbit Society).
Traduzione di Barbara Faresin.

[Reprinted with permission of Marinell Harriman]

Molti di noi che hanno conigli come animali da compagnia ne hanno più di uno. Abbiamo altri conigli o altri animali domestici.

Quando perdiamo uno di questi amati membri della nostra famiglia, spesso perdiamo la nostra razionalità…

Tendiamo ad essere così preoccupati per la nostra sofferenza che trascuriamo il fatto che i anche nostri animali possano soffrire. Gli animali non si comportano come gli umani e per questo motivo possiamo interpretare male i loro segni di dolore. Ci aspettano periodi di depressione e periodi di stanchezza, ma ci sono anche altri comportamenti che possono indicare stress psicologico. Bere troppa acqua, rosicchiare la pelliccia, scavare sui tappeti sono tra essi.

Quando il nostro coniglio di quattro anni, Lefty, perse il suo compagno Dinah, non c’erano cambiamenti nella sua personalità. Lefty è uno dei nostri conigli più giocosi e vivaci. Notammo, tuttavia, che beveva tre volte di più la quantità d’acqua che beveva normalmente e saltava nel nostro letto e faceva buchi nelle nostre federe.

Gli animali non fanno necessariamente fronte al dolore nello stesso modo in cui lo facciamo noi, ma il loro dolore è senza dubbio stressante. Se il tuo coniglio che rimane si comporta male durante le settimane che seguono una morte in famiglia, si tende a rimproverarlo senza realizzare che lui si trova in difficoltà.

Questo è il momento di iniziare a cercare un nuovo amico per il tuo amico, ma prima bisogna preparare le premesse per una tranquilla transizione in una seconda o terza relazione.

IL PREZZO DELLA BEATITUDINE

Raramente una coppia di conigli muoiono insieme. Uno dei conigli verrà lasciato solo a sentire la mancanza dell’altro (un prezzo che tutti noi paghiamo per la nostra relazione con esseri che hanno una vita più breve della nostra). Ognuno di noi affronta il dolore a modo suo, ma ci sono alcune cose che si possono fare per aiutare il proprio coniglio a farvi fronte.

Può risultare bizzarro, anche morboso, ma lasciare per un po’ (forse alcune ore) il corpo defunto con il compagno in lutto, accorcerà il periodo di dolore. Gli animali accettano la morte meglio di noi, come un fatto naturale. Quello che è innaturale per loro è portare via i loro compagni a morire altrove. Non si può spiegare loro cosa è successo.

Un coniglio, il cui compagno viene allontanato prima della sua morte, aspetterà pazientemente il suo ritorno e non sarà in grado di accettare una nuova relazione finché non sarà convinto che il suo compagno non tornerà mai più a casa. Abbiamo notato che ci vuole uno, due mesi. Una nuova compagnia, inserita troppo presto, può essere affrontata con belligeranza.

Quando il tuo animaletto è malato terminale, il tuo veterinario considera sia i bisogni fisici che psicologici e generalmente prescrive la cura a casa.

Tuttavia, non sempre la cosa si risolve positivamente e ci si può trovare con un coniglietto rimasto solo che non capisce perché il suo compagno se ne sia andato.

Questa situazione richiederà più sforzo in attenzioni, trattamenti, speciali sessioni di coccole e cure ed il coniglio avrà bisogno di un pò tempo per adattarsi.

E’ stato per caso che abbiamo scoperto quanto il processo di dolore si accorci osservando la realtà fisica dei fatti.

Un giovane coniglietto maschio, la cui compagna è morta durante la notte, è stato accanto al suo corpo per parecchie ore prima che noi li trovassimo. Solo una settimana dopo era già in grado di accettare una nuova amica. Non è quello che vorremmo per i nostri amici animali quando ciò dovesse succedere? Non vogliamo un lungo periodo di lutto, loro non hanno tutto questo tempo da perdere.

Nei nostri sforzi nella loro cura, noi soccorriamo molti conigli rimasti senza casa alla fine della loro vita. Diamo loro dei compagni per quello che rimane da vivere. A volte si tratta di poco tempo. Ma, quando è possibile, permettiamo al compagno che rimane di “vegliare” sul deceduto così sarà in grado di iniziare prima una nuova relazione.

INTERROGATIVI CHE POSSIAMO AVERE

E l’autopsia? Deve essere fatta immediatamente?

E le malattie contagiose? I conigli malati devono essere separati da quelli sani?

Teoricamente si a tutte queste domande. Ma di certo ci sono altre considerazioni.

I nostri veterinari hanno abbastanza esperienza con le autopsie da distinguere i cambiamenti che ci sono dopo la morte dalle anormalità che accadono prima della morte. Questo significa che abbiamo alcune ore per fare gli aggiustamenti necessari. Separare i conigli malati dai loro partners è qualche volta necessario, ma lo evitiamo se possiamo. Ciascun caso va considerato individualmente e discusso con il proprio veterinario.

Quanto è contagiosa la malattia?
Il compagno di gabbia è già stato esposto?
Sarà più stressante separare una coppia legata?
Il compagno di gabbia offre supporto al coniglio ammalato e lo aiuta nella guarigione?

Noi della House Rabbit Society abbiamo spesso rischiato nel lasciare i coniglio sani con i loro compagni ammalati fino alla fine, e non abbiamo perso nessuno dei questi “sostenitori”.

Un fenomeno che abbiamo osservato spesso è una temporanea esplosione di energia. Qualche volta saltano e ballano. Dapprima io ero un pò atterrita, interpretando quello che vedevo in termini umani. Noi abbiamo regole sociali che ci impongono come dobbiamo comportarci nei confronti della morte di un amato e come dobbiamo portare il giusto rispetto. I conigli non osservano le nostre regole. Sembra che esprimano gioia piuttosto che dolore, nonostante, ovviamente, a loro importi dei loro compagni e sentiranno senza dubbio la loro mancanza. Provo a dare una spiegazione a questo comportamento come se si trattasse di repentine “vibrazioni” nell’aria che fanno rinascere il coniglio dopo la morte del suo compagno.

Oppure … penso …. forse i conigli sanno qualcosa che noi umani non conosciamo…

Marinell Harriman (House Rabbit Society)
Traduzione di Barbara Faresin

[Reprinted with permission of Marinell Harriman]

Il saluto del coniglio: un inchino rituale

Posted marzo 15th, 2010 by Protty

Mi lascia molto perplessa la scarsità di osservazioni etologiche sull’atteggiamento di saluto che un coniglio domestico manifesta verso il suo amico (umano o non). Dato che il “saluto” è il più comune atteggiamento sociale di un coniglio non-dominante, sarebbe opportuno mostrare di comprendere il senso del messaggio e reagire come farebbe un altro coniglio: chinarsi lentamente fino a lui, per accarezzargli delicatamente la zona della testa, soprattutto la canna nasale, il contorno occhi e la fronte.

Il saluto del coniglio

I conigli sono animali che vivono in gruppi numerosi e come tali hanno sviluppato un complesso sistema di comunicazione che comprende suoni (in massima parte troppo deboli per un umano, eccetto le grida di paura), aromi (odori percepiti col naso e feromoni scandagliati con l’apposito organo vomeronasale) e atteggiamenti del corpo, che combinati tra loro offrono un efficace, articolato sistema di comunicazione sociale.
Tralasciando per limiti fisici di osservazione il complesso sistema di suoni e di odori di cui i conigli si servono, resta di facile osservazione soltanto il linguaggio del corpo. Almeno quello occorre sforzarsi di comprenderlo, anche se, putroppo, è meno di 1/3 del loro ricco “vocabolario”!!!

Per comprendere le posture del corpo che un coniglio usa nei confronti dell’uomo, occorre ovviamente prima comprenderle nell’ambito dei rapporti tra i diversi conigli di uno stesso gruppo sociale.
Nell’osservazione di un gruppo di conigli che ha già definito stabilmente la propria gerarchia di branco (nelle condizioni e negli spazi adatti, ciò richiede 48 ore di scontri tra adulti, talora violenti), quello che maggiormente colpisce è la gentilezza reciproca della massima parte delle relazioni, la cortesia insita nella specie e la capacità di dispensare affetto al prossimo, indipendentemente dal sesso e dal ruolo sociale di questi; i conigli sono creature gentili che necessitano di grandi spazi per poter vivere felicemente in armonia.

Un buon esempio di linguaggio del corpo è quello che comunemente io chiamo il “saluto”, l’equivalente di un inchino medioevale.

Quando due conigli amici si incontrano nel corso del loro vagabondare, se si riconoscono a prima “vista” e desiderano interagire, si avvicinano frontalmente senza alcun bisogno di annusarsi in dettaglio (l’annusamento ostentato fa parte degli atteggiamenti di presa di contatto tra estranei, normalmente non lo si usa tra appartenenenti allo stesso gruppo sociale) e subito quello dei due gerarchicamente più basso nella struttura sociale del branco china la testa ben piatta orizzontalmente, rasente al suolo, mentre tutto il suo corpo eccetto le orecchie (attente) tende alla posizione globosa e resta immobile per alcuni momenti, l’altro lo osserva da vicino per accertarsi di essere oggetto di adeguato rispetto (in caso l’omaggio non si riveli adeguato, segue una veloce aggressione-promemoria).

Dato che rispettivi ruoli sono già chiaramente definiti, questo inchino non indica paura (le orecchie NON sono piatte sul corpo e tese spasmodicamente all’indietro ma attente, rivolte all’insù, gli occhi sono serenamente socchiusi in segno di benessere, NON sono spalancati per il terrore), si tratta al tempo stesso di un cortese riconoscimento della posizione sociale dell’altro e di una ricerca di attenzione sociale. Il saluto viene infatti sovente completato spingendo la testa in avanti sotto il mento del compagno: è quest’ultima una richiesta di coccole che il dominante è solito accogliere con gentilezza, somministrando leccatine affettuose dirette agli occhi e alla fronte. Il sottomesso indica chiaramente a sua volta di gradire le attenzioni in atto, mantenendosi immobile nella posizione di saluto e socchiudendo beatamente gli occhi.

Questa richiesta di coccole viene anche riservata al proprio compagno da una femmina affezionata (saltuariamente anche da parte di lui verso di lei), nella coppia il maschio non castrato ha infatti il ruolo del dominante.

Il saluto è il più comune atteggiamento che un coniglio non-dominante rivolge al suo amico umano, in segno di omaggio, dopo essergli corso incontro. Il modo corretto di rispondere non è certo prendere in braccio il povero coniglio (che MOLTO raramente gradisce), o cercare di rassicurarlo pensandolo spaventato. Sarebbe molto meglio mostrare di comprendere il senso del messaggio, chinandosi lentamente fino a lui, per accarezzargli delicatamente la zona della testa, soprattutto la canna nasale, il contorno-occhi e la fronte. Al coniglio fa infinitamente piacere ed egli lo manifesta chiaramente restando immobile ad occhi serenamente socchiusi, può anche sollecitarci a continuare spingendo la sua canna nasale sotto alla nostra mano.

Autore: Carla Stockar di Magic Valley
Per approfondimenti: www.magic-valley.ch

La pubertà nel coniglio

Posted marzo 15th, 2010 by Protty

Un articolo del Med. Vet. Marzia Possenti

LA PUBERTA‘ NEL CONIGLIO: come riconoscerla e cosa fare per migliorare il rapporto con il coniglio in questo delicato periodo

E’ importante chiarire il ruolo della puberta’ nello sviluppo comportamentale del coniglio.

Poiche’ si tratta di un mammifero questa specie segue molte delle “regole comportamentali” di questo gruppo di animali. Una di queste regole consiste nelle caratteristiche della puberta’: la puberta’ e’ il momento in cui gli organi sessuali maturano e iniziano a produrre ormoni sessuali, principalmente testosterone nel maschio ed estrogeni e progesterone nella femmina.
La coniglia diviene pubere attorno ai 5-6 mesi, il coniglio attorno ai 4: conigli di peso maggiore divengono puberi piu’ tardi rispetto a conigli piu’ piccoli.

Dal punto di vista dello sviluppo psico-etologico e’ un momento cruciale, durante il quale il coniglio “rimette in discussione” tutte le cose apprese fino a quel momento.

Durante questo periodo compaiono i comportamenti legati alla sfera sessuale, come il corteggiamento e la copula vera e propria, e il comportamento di difesa del territorio.

Nella femmina iniziano anche, pressoche’ costantemente, le false gravidanze con conseguente aumento dell’intolleranza alle manipolazioni, difesa di cuccioli immaginari e della tana, strappamento del pelo della giogaia, riduzione dell’appetito.
I sintomi di falsa gravidanza possono essere presenti tutti o soltanto in parte, e con vari gradi di evidenza.

In ogni caso si tratta di un periodo molto delicato durante il quale, proprio perche’ tutto viene rimesso in discussione, il coniglio puo’ “dimenticare” cose apprese nei mesi precedenti, come la socializzazione con il gruppo umano con cui vive.

Poiche’, soprattutto nelle femmine, l’aggressivita’ puo’ aumentare molto in questo periodo e’ facile che il coniglio venga maneggiato di meno, meno coccolato, che ci si interagisca meno. Questo puo’ rappresentare un vero pericolo, perche’ il coniglio puo’ andare incontro ad un processo denominato “desocializzazione secondaria” per cui perde la socialita’ con l’uomo appresa durante i mesi precedenti la puberta’.

E’ di fondamentale importanza dunque sterilizzare i conigli appena presentano i primi segni di puberta’, ovvero appena divengono irrequieti, tentano di montare gli oggetti o gli altri membri del gruppo, anche umani, mordono se si mettono le mani in gabbia mentre prima non lo facevano, adottano dei pupazzi o altri oggetti come se fossero figli da difendere, divengono intolleranti alle coccole, saltellano insistentemente attorno ai piedi dei proprietari (i conigli maschi), magari spruzzandoli con le urine, iniziano a marcare con feci ed urine luoghi dove prima non sporcavano.

Anche il comportamento di marcatura del territorio, assieme a quello di difesa, compare alla puberta’ e fa sì che il coniglio non solo difenda attivamente i luoghi che ritiene propri (solitamente la gabbia) aggredendo con morso e rampando, ma marchi questi posti con urine e feci insistentemente e quotidianamente.
Tutti i sintomi descritti finora non compaiono alla puberta’ costantemente in tutti i conigli e con la stessa intensita’: ogni coniglio e’ diverso e potra’ presentare combinazioni diverse di questi comportamenti, ma in ogni caso dovra’ essere sterilizzato al piu’ presto appena li presentera’, compatibilmente con il suo stato di salute e con la gravita’ dei comportamenti, in modo da evitare i fenomeni di desocializzazione gia’ descitti ed il processo di fissazione dei comportamenti, frequente soprattutto con le marcature.

La fissazione dei comportamenti lo portera’ a mantenere comportamenti tipici della puberta’ e dell’adulto non sterilizzato anche dopo la sterilizzazione e potrebbe richiedere una terapia del comportamento per essere curato.
In altre parole piu’ tempo passa fra la puberta’ e la sterilizzazione e piu’ e’ probabile che il coniglio mantenga comportamenti come marcare o mordere anche dopo l’intervento.

Per quanto riguarda invece i comportamenti relativi alla falsa gravidanza scompaiono appena vengono eliminati dal circolo gli ormoni sessuali. Bisogna inoltre considerare che gli ormoni in circolo al momento della sterilizzazione non vengono eliminati con l’intervento chirurgico, ma vengono lentamente metabolizzati dall’organismo nelle settimane successive alla sterilizzazione: non bisogna dunque pensare che i comportamenti legati alla puberta’ scompariranno immediatamente dopo l’intervento, ma che andranno scemando lentamente fino a sparire del tutto nell’arco di 2-3 settimane.

E’ importante ricordare infine che, per la coniglia, la sterilizzazione e’ di fondamentale importanza anche per la prevenzione delle patologie uterine, estremamente frequenti in questa specie (2 coniglie su 3 dopo i 3 anni): la violenta stimolazione ormonale cui viene sottoposto l’utero in questa specie rende estremamente frequenti problemi quali la piometra (accumulo di pus nell’utero) e le neoplasie sia benigne che, molto piu’ spesso purtroppo, maligne.

Purtroppo non esiste nessuna terapia che sia ugualmente efficace nel risolvere sia i problemi comportamentali che organici conseguenti alla pubertà, ne consegue che, se per un maschio che non presenta i comportamenti problematici dell’adulto la sterilizzazione si potrebbe anche evitare (anche se si tratta di evenienze rarissime), per la femmina e’ comunque da consigliare per evitare non soltanto problemi comportamentali ma anche patologie organiche.

Med. Vet. Marzia Possenti


Questa è la storia della mia Puccipu , lei è una bellissima coniglietta di circa 5 mesi che avevamo deciso di prendere per tenere compagnia al nostro coniglietto Ciobin che sta con noi da quasi 3 anni.

Questa è la storia della mia Puccipu , lei è una bellissima coniglietta di circa 5 mesi che avevamo deciso di prendere per tenere compagnia al nostro coniglietto Ciobin che sta con noi da quasi 3 anni.
Vorrei precisare che non abbiamo mai voluto sterilizzarli, perché , anche se dicono che non soffrono io non me la sentivo di sottoporli ad un intervento e magari di fargli rischiare la vita , avrei affrontato il “problema cuccioli” quando si fosse presentato.
Cosi sono sempre stati liberi nella grande terrazza che abbiamo e subito si sono innamorati, erano sempre vicini che si leccavano e dormivano, praticamente inseparabili.
Passando 3 anni con un coniglio ho capito che sono animali splendidi ma anche fragili, ed ho imparato ad osservare ed a fare attenzione a non sottovalutare mai ogni minimo cambiamento sia fisico che di comportamento,è molto importante.
Ciobin gia da piccolo ha avuto un problema ad un occhio, una sera mi sono accorta che l’occhio era molto rosso ,nella parte bianca ed anche nella cornea, cosi sono corsa dalla veterinaria. L’ occhio aveva subito un trauma e con il passare dei giorni ci siamo accorti che non ci vedeva, infatti ora la cornea ha delle sfumature bianche e l’occhio è irrimediabilmente cieco.
Ciobin pesa circa 1,7 kg e con un occhio cieco i suoi salti non sono molto precisi, così è capitato che un giorno sbagliando un salto è caduto male e si è rotto il bacino. Lo si vedeva che non appoggiava bene la zampa posteriore e dalle radiografie abbiamo visto la causa. Per fortuna con un po’ di riposo in un mese è guarito perfettamente.
Puccipu pesa circa 1 kg , e questo è il massimo del suo peso, ma ultimamente aveva la pancia gonfia e non voleva piu essere presa in braccio, ed un giorno ha cominciato a strapparsi i peli dal petto costruendosi un nido, strappandogli qualche ciocca anche a Ciobin quando si avvicinava, figuratevi i salti che faceva lui …. Cosi abbiamo capito che era incinta, infatti appoggiando la mano sul ventre si poteva sentire un movimento inequivocabile.
Non ci potevamo credere! eravamo molto emozionati…
Sarebbero nati dei cuccioli… pensavo che sarebbero passati dei giorni, ma gia la mattina dopo era in preda ai dolori e cominciava a spingere ad intervalli di circa 20 minuti. L’abbiamo subito portata nella stanza da sola in maniera che fosse tranquilla e poi ho telefonato alla veterinaria e lei mi ha detto che non dovevo fare niente, che avrebbe fatto tutto lei (Puccipu) da sola.
Cosi siamo andati a letto pensando l’indomani di trovare una tenera sorpresa, ma invece non era ancora nato nessun cucciolo e Pucci continuava a spingere e perdere sangue. Qualcosa non andava e non sopportavo piu di vederla soffrire, lei mi si avvicinava e spingeva per farmi capire di aiutarla, la vedevo soffrire, tremava e si rannicchiava con le zampine posteriori a coprirsi la pancia, io mi sentivo cosi male… allora l’ho presa e sono corsa dalla veterinaria, subito gli ha fatto una radiografia e da lì abbiamo visto che c’era un cucciolo, ma troppo grosso e che non avrebbe mai partorito, non ci passava … la cosa era grave se non facevamo qualcosa Pucci sarebbe morta…. L’unica soluzione era operarla ed asportare utero ed ovaie, ma le speranze che mi davano erano poche, non sapevano se avrebbe sopportato l’anestesia e poi l’operazione, nei casi precedenti le coniglie operate erano morte. La disperazione ed il dolore che ho provato è indescrivibile, i minuti, le ore non passavano mai ed al solo pensiero di poterla perdere non ci potevo credere…. Sono poche le persone che capiscono, per tanti è “solo un coniglio”, per me è molto di piu, quello è stato un giorno orribile….
È stato, si, perché ora a distanza di 10 giorni la mia Puccipu è guarita e sta bene, le hanno tolto l’utero e le ovaie, mi hanno poi detto che il cucciolo era gia morto ed anche malformato. La mia Pucci non potra’ mai piu avere cuccioli, ma ora lei è viva sta bene salta corre e gioca, ogni tanto gli faccio incontrare Ciobin e lei si ferma vicino a lui e cerca le sue coccole , ma lui vorrebbe fare qualcos’altro, quando sara’ passato un po’ di tempo ritorneranno liberi insieme sulla terrazza, per ora voglio assicurarmi che si riprenda bene. Anche con noi è molto affettuosa, forse piu di prima, ed anche dalla veterinaria è diventata famosa, sono molto orgogliosi di lei e la riempiono di carezze.
Ora anche noi stiamo bene, ma chiedendo alla veterinaria una spiegazione a quello che è successo mi ha detto che probabilmente la Pucci era troppo giovane per essere fecondata e che questo puo’ essere stata la causa di questo cucciolo cosi enorme, hanno detto che non è raro che la prima gravidanza vada male, specialmente se hanno un cucciolo solo.

Si dovrebbe quindi tenere il maschio lontano dalla femmina fino a che lei non ha minimo 6-7 mesi di eta’ in modo che sia fisicamente pronta ad affrontare una gravidanza.

Comunque tutto è passato, è bello vederla saltellare insieme a Ciobin, passerei delle ore a guardarli, forse anche loro a guardare noi, e voglio a tutti e due molto bene, fanno parte della nostra famiglia, ci danno molta felicita’ e noi cerchiamo di ricambiare sperando di passare con loro ancora molti anni….
la maggior parte della gente non sa cosa si perde ad amare gli animali…..
ma quando vedo che anche altre persone sono come me questo mi riempie di felicità.

Mando un saluto a tutti voi amici degli animali ed un abbraccio a tutti i coniglietti…
E ringrazio questo sito per avermi dato la possibilita’ di scrivere una piccola parte della vita dei miei conigli che forse magari potra’ essere utile a qualcuno per non fare lo stesso mio errore….

Puccipu ,Ciobin , Cinzia e Giuliano .