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Barbara Bordato (Merano, 1973) www.barbarabordato.com


Laurea e dottorato in filosofia a Venezia, vivo e lavoro a Milano.

Scopro l'argilla già alle scuole elementari, ma la ritrovo, per un'astuzia curiosa della ragione, molti anni dopo, nel tempo sospeso e vacanziero dell'immediato dopo laurea.

Mediatore determinante è Giancarlo Scapin (Schio), presso il quale frequento un corso nell'estate del 2000. La sua interpretazione alchemica dell'arte ceramica, dagli echi rinascimentali e perfino esoterici, gli occhi luminosi durante le sue pacate esposizioni nel laboratorio, i ricordi dell'amico Nanni Valentini, e non ultime le sue sculture in grès, testimoni dell'origine terrigna e materna del mondo quanto del mistico trascendimento della materia, risvegliano una passione. L'incantamento dinnanzi alla magia del fuoco durante un evento di tecnica raku fissa in modo indelebile l'esperienza.

Poco dopo conosco Nico Toniolo, allievo di Alessio Tasca. Nel suo laboratorio a Marostica, immenso ed ospitale, mette a disposizione, con una liberalità assai rara, mezzi e sapienza artigiana per chi voglia apprendere sul campo l'arte ceramica. Ritrovo la tecnica raku. Divento frequentatrice abituale, compatibilmente con gli studi di dottorato.

Dietro caloroso suggerimento del M Scapin (e contro un generale invito a desistere dalla fatica) l'estate successiva costruisco un forno di cottura a gas per alte temperature. Impegnativi sono la raccolta dei documenti utili per il progetto e il reperimento dei professionisti necessari per realizzare l'opera. Ma a partire dal settembre 2001 posso cuocere i biscotti che poi smalto, per ora, con la tecnica raku.

Durante l'anno di studio a Zurigo frequento un laboratorio in cui inizio sistematicamente ad esercitarmi al tornio; prima del rientro acquisisco con un corso i puntelli fondamentali della tecnica. In estate mi perfeziono con maniacale devozione e faccio continua esperienza, educando le mani, di quanto l'anima in disordine fatichi ad accordarsi al ritmo incantatore del piatto rotante e finisca per boicottare l'opera.

Parallelamente matura, sul piano intellettuale e strettamente esistenziale, la sensibilità per l'estetica estremo-orientale di matrice buddhista. Bandito il decorativo come vezzo, lo stesso profilo dell'oggetto diventa un tratto espressivo rilevante. Le infinite variazioni di una ciotola si misurano anche sull'inclinazione impercettibile della parete che disegna l'apertura della bocca. Il piede, applicato o ricavato dalla forma, permette all'oggetto di ergersi con maggiore definitezza. E l'occhio è catturato dalla parete in cui sia rimasta impressa la traccia delle dita, e che permette di ripercorrerla.

Della tecnica raku mi affascina l'evento pressoché unico cui dà luogo, in cui sono presenti, e in modo spettacolare, i quattro elementi: aria acqua fuoco terra. L'oggetto incandescente viene estratto dal forno, subisce uno shock termico e viene deposto sotto materiale organico, dove in assenza di ossigeno avviene la maturazione dello smalto. Incalcolabile è la resa cromatica, strettamente vincolata alle condizioni atmosferiche, alla posizione dell'oggetto all'interno del forno, alla sua stessa forma. Il liberare la superficie dall'affumicatura che subisce in riduzione, per veder apparire la profondità vitrea dello smalto, è una scoperta che toglie l'artistico all'abitudine egoica del controllo e lo restituisce all'anima, al gioco, all'infanzia.


La documentazione completa della costruzione del forno, così come le gallerie di immagini degli oggetti, sono disponibili nel sito www.protty.it/ceramica.

Barbara Bordato

barbarabordato@gmail.com


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