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QUI,
nel cunicolo scavato di fresco, nella folgorante esperienza del primo
scavo, riconosco dopo tanto tempo la fonte di ogni conoscenza. E' il dialogo
tra il mondo superficiale e l'oscurità del cunicolo. E' l'esperienza
del coniglio (da collegare naturalmente all'idea di coniglio selvatico,
libero, non all'immagine di coniglio di allevamento, strappato alla propria
natura).
Per questo ora mi coinvolge il pensiero di sagome di conigli stagliate
sulla luce del sole albeggiante, protese a indagare a "omino"
il mondo esterno, perché un istante dopo rimane solo la linea dell'orizzonte.
Quindi il punto di arrivo di una riflessione che in apparenza è
incentrata inizialmente su di sé, sull'essere umano, trova la sua
coscienza nell'essere coniglio, nella sua anteriorità rispetto
alla metafora che rappresenta (che alla lettura di queste parole ci si
rappresenta in un rapporto invece di posteriorità).
E' chiaro che l'anteriorità, anche se scoperta dopo, è essenziale
per il tentativo che porto avanti di superare il noto limite della metafora,
anima dei nostri umani discorsi, perché solo l'anteriorità
del materiale rispetto alla sua organizzazione nel pensiero può
consentire di uscire "realmente" all'aperto, di trovarsi "portati
fuori" in un luogo NON costituito dagli stessi materiali del luogo
da cui si proviene (ossia il consueto inganno del congegno metaforico,
che regala esclusivamente l'illusione della liberazione, a cui aspira
il linguaggio umano per sua costituzione).
Questo significa che il rapporto con l'animale (nella mia esperienza il
coniglio) è una esigenza insopprimibile per l'uomo. Non è
un surrogato di qualcosa d'altro.
Mi accorgo che le mie prime riflessioni erano inconsapevoli passaggi lagomorfici
dal cunicolo al prato e dal prato al cunicolo. E che per aumentare la
complessità dei pensieri dovevo ritrovare il luogo sorgente di
tutte le stilizzazioni successive dei miei disegni ricorrenti.
Come appena al di fuori di un cunicolo, mi avvedo insomma che la ricerca
di una "uscita da" (che è forma di ogni pensare) è
il percorso del coniglio.
Se il linguaggio non può costituire uno scenario alternativo al
luogo dove si discorre, e la metafora è un inganno perché
il fuori è fatto degli stessi pezzi e materiali del dentro, il
congegno metaforico necessita della forma vivente, che deve essere anteriore
al suo nascere.
L'incontro con il vivente, non specchio di sé, consente di vedere
e di comprendere un'essenza non autoriferita, di sperimentare un rapporto
con l'altro da sé, di uscire dal circolo chiuso del linguaggio.
Di ritornare a dialogare con la realtà, distruggendo la fede nella
identità dello specchiato con l'al di là dello specchio.
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Roberto Ellero
Per commenti,
idee, ecc. protty@protty.it
background
music (tecnologia Beatnik):
J.S. Bach Sonata N.4 in C minor, BWV1017: 1.Siciliana: Largo , http://www.bach-js.net/index.html,
©Bruno de Giusti, http://www.bruno-de-giusti.net/
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